Le banche centrali continuano ad accumulare oro, confermando il ruolo strategico del metallo prezioso nella composizione delle riserve internazionali. Ad agosto gli acquisti netti ufficialmente comunicati hanno raggiunto 39 tonnellate, portando a 170 tonnellate il totale registrato dall’inizio del 2026.
È quanto emerge dai nuovi dati diffusi il 6 ottobre dal World Gold Council, che evidenziano come la domanda continui a essere sostenuta soprattutto da alcuni grandi compratori già attivi da tempo sul mercato. Un fenomeno che assume particolare rilievo in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche, elevato debito pubblico e forte volatilità sui mercati obbligazionari.
Cina e Polonia guidano gli acquisti
Tra i protagonisti di agosto spicca la People’s Bank of China, che ha aggiunto 20 tonnellate alle proprie riserve, proseguendo gli acquisti per il ventiduesimo mese consecutivo. Dall’inizio dell’anno Pechino ha comprato complessivamente 80 tonnellate, portando le riserve ufficiali a circa 2.387 tonnellate.
La Polonia rimane però il maggiore acquirente dall’inizio del 2026. La banca centrale polacca ha aggiunto altre 8 tonnellate ad agosto, raggiungendo 98 tonnellate acquistate nell’anno e uno stock complessivo di circa 648 tonnellate.
Attivo anche l’Uzbekistan, con 8 tonnellate acquistate nel mese e quasi 50 dall’inizio dell’anno, mentre il Kazakhstan ha aggiunto 7 tonnellate alle proprie riserve. La Banca nazionale ceca, invece, ha comprato altre 2 tonnellate, proseguendo una fase di accumulo che dura ormai da 42 mesi consecutivi.
Oro sopra i 4.000 dollari
Gli acquisti delle banche centrali si inseriscono in un mercato nel quale le quotazioni restano su livelli storicamente elevati. Nella mattinata del 6 ottobre l’oro spot si muove intorno ai 4.128 dollari l’oncia, in calo dello 0,3%, mentre i future statunitensi si attestano intorno ai 4.155 dollari.
A frenare il metallo prezioso sono soprattutto il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti dei Treasury americani. I rendimenti dei titoli statunitensi a 10 e 30 anni hanno infatti raggiunto livelli che non si vedevano da 24 anni, aumentando il costo opportunità di detenere un asset come l’oro, che non offre interessi.
Un mercato cambiato dal 2022
Al di là delle oscillazioni di breve periodo, il ruolo delle banche centrali sta contribuendo a modificare strutturalmente il mercato. Alla conferenza annuale della London Bullion Market Association, il vice direttore generale della Banca d’Italia, Sergio Nicoletti Altimari, ha sottolineato come dal 2022 sia emerso un cambiamento significativo, alimentato soprattutto dagli acquisti delle banche centrali delle economie emergenti.
Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’oro continua infatti a beneficiare della domanda legata alla diversificazione delle riserve e alla ricerca di protezione dai rischi geopolitici e finanziari.
La corsa rallenta, ma resta sopra i livelli del passato
Per il 2026 Metals Focus prevede una domanda di oro da parte delle banche centrali pari a circa 720 tonnellate, in diminuzione del 15% rispetto all’anno precedente. Si tratterebbe comunque di un livello superiore a quelli osservati prima del 2022.
Il dato di agosto conferma quindi una tendenza ormai strutturale: per molte autorità monetarie l’oro non rappresenta soltanto un bene rifugio nelle fasi di crisi, ma una componente sempre più rilevante nelle strategie di diversificazione e gestione delle riserve internazionali.