Crescono i fallimenti delle imprese italiane e aumenta il numero delle aziende costrette a ricorrere agli strumenti previsti dalla normativa per affrontare situazioni di difficoltà economica e finanziaria. È quanto emerge da uno studio di Eurispes, diffuso il 26 ottobre, che fotografa un quadro di crescente fragilità del tessuto produttivo nazionale. Secondo i dati di Unioncamere richiamati dall’Istituto, nel 2025 le procedure di regolazione della crisi d’impresa hanno raggiunto quota 13.470, registrando un incremento del 15,5% rispetto al 2024, quando erano state 11.660, e una crescita ancora più significativa rispetto al 2023, quando si erano fermate a 9.583. In aumento anche le liquidazioni giudiziali, che hanno sostituito i tradizionali fallimenti nella terminologia introdotta dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: nel 2025 se ne sono registrate 9.869, il 7,2% in più rispetto all’anno precedente.
Il peggioramento emerge anche dall’analisi dei dati trimestrali. Nel secondo trimestre del 2025 sono state avviate 2.712 liquidazioni giudiziali, con un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 33% rispetto al 2023. Particolarmente colpito il settore del commercio, che ha registrato 826 casi, contro i 713 del trimestre precedente, seguito dall’edilizia e dai servizi. Sul piano territoriale, la Lombardia presenta il numero più elevato di casi, seguita dal Lazio e dall’Emilia-Romagna. A preoccupare è anche la capacità di sopravvivenza delle nuove attività: secondo i dati richiamati da Eurispes, circa il 20% delle imprese chiude entro i primi due anni, mentre la percentuale raggiunge il 65% nell’arco di dieci anni.
Parallelamente alla crescita delle liquidazioni giudiziali, aumenta il ricorso agli strumenti introdotti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, pensati per consentire alle aziende in difficoltà di individuare soluzioni alternative alla liquidazione. Nel 2025 le istanze di composizione negoziata sono state 1.776, contro le 1.048 del 2024, mentre le domande di concordato semplificato sono salite da 85 a 143. Un incremento che testimonia il crescente utilizzo delle procedure di gestione della crisi, ma che pone anche interrogativi sulle modalità con cui vengono affrontate le esposizioni debitorie delle imprese.
Su questo aspetto si concentra anche l’attenzione di Eurispes, che richiama i possibili rischi legati a un utilizzo non corretto degli strumenti previsti dalla normativa. Secondo l’Istituto, tali procedure, se gestite in maniera inadeguata, potrebbero consentire una riduzione anche consistente dei debiti accumulati dalle aziende, compresi quelli nei confronti dello Stato e dell’Erario. Una prospettiva che solleva il tema della tutela dei creditori e dell’interesse collettivo, oltre alla necessità di garantire un impiego corretto degli strumenti di regolazione della crisi. Nel complesso, i dati delineano un quadro di crescente difficoltà per una parte significativa del sistema produttivo italiano, con un aumento delle liquidazioni giudiziali e delle procedure di gestione della crisi che rappresenta un segnale da monitorare con attenzione.