Non è più soltanto una questione di crocchette e accessori. La pet economy italiana è diventata un mercato strutturato, con una filiera che coinvolge industria, distribuzione, e-commerce, servizi e professioni. Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, nel 2025 il mercato italiano del pet food e del pet care ha raggiunto 5,3 miliardi di euro, in crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente.
La nuova rilevazione, realizzata per la prima volta con una lettura omnicanale che integra grande distribuzione, canali specializzati ed e-commerce, restituisce una fotografia più completa del comparto. Il segmento principale resta quello degli alimenti per cani e gatti, che vale 4,2 miliardi di euro, pari al 79% del mercato. Il pet care – accessori, prodotti per l’igiene e la salute, lettiere e alimenti per altri animali – raggiunge invece 1,1 miliardi.
La domanda non è più soltanto quantitativa
Alla base della crescita c’è una presenza sempre più ampia degli animali nelle famiglie italiane. Sono stimati 53,6 milioni di animali da compagnia e il 54,5% delle famiglie vive con almeno un pet. La quota sale al 66,7% nelle famiglie con bambini.
Ma è soprattutto l’evoluzione della domanda a modificare le opportunità per le imprese. I proprietari mostrano una crescente attenzione a salute, benessere, alimentazione specifica e prevenzione, favorendo prodotti funzionali, alimenti dietetici, snack e soluzioni mirate alle diverse fasi della vita dell’animale.
Questa trasformazione avvicina il mercato pet a dinamiche già osservate in altri comparti del consumer: maggiore segmentazione dell’offerta, premiumizzazione e ricerca di prodotti capaci di rispondere a bisogni specifici.
Gatto, e-commerce e specializzato trainano
All’interno del pet food, il gatto rappresenta il segmento più dinamico. I prodotti dedicati valgono 2,353 miliardi di euro, il 56% del mercato, e nel 2025 sono cresciuti del 4,3%. Ancora più significativa la performance degli snack per gatti, aumentati del 7,2% a valore.
Anche la distribuzione sta cambiando. L’e-commerce vale 483 milioni di euro e rappresenta l’11,5% del mercato pet food. Il canale specializzato – comprendendo petshop indipendenti, catene e petshop della GDO – raggiunge invece 1,7 miliardi di euro, pari al 40,9% delle vendite complessive e in crescita del 3,6% sul 2024.
È un passaggio rilevante anche dal punto di vista imprenditoriale: il valore si sposta progressivamente verso canali nei quali assortimento, consulenza, fidelizzazione e relazione con il cliente possono diventare elementi competitivi.
Dalle crocchette ai servizi
Il vero potenziale della pet economy, tuttavia, si trova nell’allargamento della filiera. Il pet care vale già 1,1 miliardi di euro e comprende categorie molto diverse. Accessori e prodotti per igiene e salute di cani e gatti sfiorano i 655 milioni, mentre le lettiere raggiungono 328,2 milioni.
In particolare, l’igiene e la salute del gatto registrano una crescita del 18%, mostrando come il consumatore sia disposto a destinare una quota crescente della spesa a prodotti legati al benessere dell’animale. Nel canale specializzato passa inoltre il 62,4% delle vendite di accessori e prodotti per l’igiene di cani e gatti, mentre l’online assume un peso particolarmente rilevante negli accessori.
Il perimetro economico si estende così anche a veterinaria, toelettatura, assicurazioni, servizi alla persona, pet hospitality e tecnologie. Sono segmenti differenti, ma accomunati dalla stessa evoluzione: l’animale domestico genera una domanda ricorrente e sempre più diversificata.
Una filiera che cerca nuovi modelli
Il mercato offre quindi una combinazione interessante di crescita, ricorrenza dei consumi e diversificazione dell’offerta. Per le aziende significa poter lavorare non soltanto sull’aumento dei volumi, ma sulla costruzione di categorie a maggiore valore aggiunto e su un rapporto più diretto con il consumatore.
La dinamica degli ultimi anni conferma questa trasformazione: tra il 2022 e il 2025 gli alimenti per cani e gatti sono passati da 3,4 a 4,2 miliardi di euro, con una crescita media annua del 6,9%, superiore a quella del largo consumo confezionato.
La pet economy diventa così un caso interessante anche per chi guarda alle strategie d’impresa: un mercato nato attorno a un bisogno essenziale che sta progressivamente costruendo un ecosistema di prodotti, servizi, canali e competenze. E proprio l’ampliamento della filiera potrebbe rappresentare la prossima fase di sviluppo del settore.