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Nautica, un business da 8,7 miliardi tra superyacht, export e filiera

L’industria italiana della nautica da diporto raggiunge nel 2025 un nuovo massimo storico di fatturato. Crescono export e occupazione, mentre l’alto di gamma consolida la leadership internazionale e la piccola nautica affronta una fase più complessa

by Redazione Corriere Business
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La nautica italiana continua a crescere, ma lo fa dentro un mercato che sta diventando più selettivo. Nel 2025 il fatturato complessivo dell’industria nautica da diporto italiana ha raggiunto 8,72 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico e un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il peso industriale di un comparto nel quale convivono cantieristica, motori, accessori ed equipaggiamenti.

La crescita del giro d’affari si accompagna a un rafforzamento dell’occupazione: gli addetti diretti sono saliti a 32.420, il 3% in più rispetto al 2024. Considerando l’intera filiera, il numero arriva a circa 170 mila occupati. Il contributo diretto della nautica al Pil italiano è stimato in 7,51 miliardi di euro. Il dato complessivo, tuttavia, racconta solo una parte della storia. Sotto la superficie del record si muovono infatti segmenti con dinamiche molto diverse.

Il cuore resta la cantieristica

La produzione nazionale della cantieristica ha raggiunto nel 2025 i 5,47 miliardi di euro, con una crescita dello 0,5%. È qui che emerge con maggiore evidenza la polarizzazione del mercato: da una parte l’alto di gamma, dall’altra i segmenti più esposti alle difficoltà della domanda nella piccola nautica.

Le unità entrobordo hanno registrato una crescita dell’1,3%, mentre hanno continuato a soffrire i comparti delle unità fuoribordo, dei gommoni e della vela. È il segnale di una fase nella quale il valore si concentra sempre più sui prodotti a maggiore contenuto tecnologico, progettuale e di personalizzazione. Il modello industriale italiano appare quindi sempre più legato alla capacità di competere sulla qualità e sul valore aggiunto, piuttosto che sui volumi.

L’export è il vero motore

Se c’è un indicatore che meglio fotografa la natura internazionale della nautica italiana è quello delle esportazioni. Nel 2025 l’export della cantieristica ha raggiunto 4,4 miliardi di euro, in crescita del 2,6%, con una propensione all’export vicina al 90% della produzione nazionale. La quota italiana sull’export mondiale della cantieristica è pari al 21,3%.

La forza internazionale dell’industria emerge soprattutto nel segmento dei superyacht. I cantieri italiani mantengono infatti il primo posto mondiale per numero di ordini: 568 unità, equivalenti al 52% degli ordini globali secondo il Global Order Book 2026. È un posizionamento che porta con sé una domanda ad alto valore aggiunto e alimenta un ecosistema di progettisti, componentisti, fornitori specializzati e servizi. Non si tratta quindi soltanto di vendere imbarcazioni all’estero, ma di esportare un’intera filiera di competenze industriali.

La componentistica vale 2 miliardi

Un altro pezzo rilevante del business è rappresentato da accessori ed equipaggiamenti. Nel 2025 il comparto ha raggiunto 2,03 miliardi di euro di fatturato, con una crescita dello 0,4%. La produzione nazionale si è attestata a 1,54 miliardi, mentre il 47% è stato destinato all’estero.

È un segmento meno visibile rispetto ai grandi cantieri, ma strategico per comprendere la profondità industriale della nautica italiana. Motori, elettronica, arredamento, sistemi di bordo, materiali e tecnologie specialistiche permettono infatti a una rete ampia di imprese di agganciarsi alla crescita del mercato globale.

Un sistema concentrato nei distretti

La geografia produttiva rappresenta un altro elemento distintivo. Quasi il 90% del fatturato della cantieristica è concentrato in cinque poli territoriali, mentre l’area dell’Alto Mediterraneo, tra Liguria e Toscana, genera oltre la metà del totale. La specializzazione territoriale diventa così un vantaggio competitivo: competenze, fornitori e know-how tendono a concentrarsi, creando ecosistemi difficili da replicare.

È anche per questo che la nautica produce un effetto economico che va oltre il valore registrato dai cantieri. Secondo le analisi di Confindustria Nautica, l’intera filiera genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati.

La prossima sfida è mantenere il vantaggio

Il record di fatturato arriva dopo un lungo ciclo di espansione e apre una fase diversa. Il mercato internazionale resta centrale, ma aumentano le variabili da gestire: geopolitica, commercio internazionale, innovazione tecnologica, sostenibilità, competenze e trasformazione digitale.

Per i grandi cantieri la sfida sarà consolidare la leadership nell’alto di gamma, mentre per la filiera più ampia sarà necessario intercettare nuovi mercati e aumentare il contenuto tecnologico dei prodotti. Anche l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno entrando nella riflessione strategica del settore, insieme alla necessità di investire in formazione e nuove professionalità.

Il dato più significativo, quindi, non è soltanto il nuovo record da 8,72 miliardi. È la capacità della nautica italiana di trasformare un prodotto di lusso in una piattaforma industriale internazionale, capace di generare export, occupazione e valore lungo una filiera molto più ampia del solo cantiere.

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