Home Politica e MercatoInflazione, a settembre la corsa dei prezzi accelera al 4,2%: pesa l’energia

Inflazione, a settembre la corsa dei prezzi accelera al 4,2%: pesa l’energia

La stima preliminare Istat registra un aumento dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua. I prezzi degli energetici accelerano al 22,3%, mentre il carrello della spesa sale dell’1,7%

by Redazione Corriere Business
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L’inflazione torna a correre a settembre. Secondo le stime preliminari Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registra un aumento dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua, in deciso rialzo rispetto al +3,3% di agosto. Si tratta della variazione tendenziale più elevata degli ultimi tre anni: per trovare un dato superiore bisogna risalire a settembre 2023, quando l’inflazione aveva raggiunto il 5,3%.

Il nuovo scatto dei prezzi riporta quindi al centro il tema del costo della vita, proprio mentre l’economia deve fare i conti con una nuova fase di pressione sui costi energetici e con l’aumento delle tariffe elettriche per i clienti vulnerabili.

L’energia torna a spingere l’inflazione

Il principale motore dell’accelerazione è rappresentato ancora una volta dai beni energetici. A settembre la loro crescita su base annua passa dal +17,1% di agosto al +22,3%. Nel dettaglio, i prezzi degli energetici regolamentati accelerano dal +18,6% al +25,9%, mentre quelli non regolamentati passano dal +17% al +22,2%.

La dinamica assume particolare rilievo per famiglie e imprese perché l’energia non incide soltanto direttamente sulle bollette. L’aumento dei costi energetici può infatti trasferirsi lungo le filiere, attraverso trasporti, produzione e servizi, alimentando la pressione sui prezzi finali.

Sale anche il costo del carrello

A settembre accelera anche il carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona. La crescita passa dal +0,9% di agosto al +1,7% su base annua.

Ancora più marcata è la dinamica dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, il cui aumento passa dal 4,3% al 5,3%. Si tratta di un indicatore particolarmente significativo per la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, perché riguarda beni e servizi acquistati con maggiore regolarità.

Tra le altre componenti, accelerano anche gli alimentari non lavorati, dal +3,8% al +5,5%, mentre aumentano a un ritmo più sostenuto i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli relativi ai trasporti.

L’inflazione di fondo resta più contenuta

Il quadro cambia se si escludono le componenti più volatili. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale dall’1,5% all’1,7%. Quella calcolata escludendo i soli beni energetici passa invece dall’1,7% al 2%.

La distanza tra inflazione generale e componente di fondo evidenzia quindi quanto il recente aumento sia legato soprattutto alla componente energetica. Nel frattempo, i prezzi dei beni accelerano dal 4,1% al 5,4%, mentre quelli dei servizi passano dal 2,4% al 2,6%.

Un nuovo fattore di pressione per l’economia

La stima di settembre porta inoltre l’inflazione acquisita per il 2026 al 3,1%, mentre quella di fondo resta all’1,9%. Il dato conferma così un quadro di pressione sui prezzi più intenso rispetto ai mesi precedenti.

Per famiglie e imprese, la combinazione tra energia, alimentari e beni di consumo frequente rappresenta un elemento da monitorare nei prossimi mesi. L’evoluzione delle quotazioni energetiche sarà determinante per capire quanto dell’attuale accelerazione resterà temporaneo e quanto potrà invece trasferirsi stabilmente sui prezzi finali.

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