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PMI, Eurozona ai massimi da tre anni e mezzo mentre l’Italia rallenta

A settembre l’indice composito dell’area euro sale a 53,1 punti, mentre quello italiano scende a 51. I servizi frenano nel nostro Paese, il manifatturiero torna sopra quota 50. Aumentano le pressioni sui costi

by Redazione Corriere Business
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L’attività delle imprese italiane continua a crescere, ma a settembre mostra una netta perdita di slancio, soprattutto nel settore dei servizi. Il quadro emerge dagli ultimi indici PMI, che misurano attraverso le rilevazioni presso le aziende l’andamento dell’attività economica: valori superiori a 50 indicano espansione, quelli inferiori contrazione.

Il PMI composito italiano, che sintetizza l’andamento di manifattura e servizi, è sceso a 51 punti dai 53,6 di agosto. L’indicatore rimane quindi in territorio positivo per il sesto mese consecutivo, ma segnala un ritmo di crescita sensibilmente più debole. A pesare è soprattutto la frenata del terziario. Il PMI dei servizi è sceso a 51,7 da 55,2, mantenendosi sopra la soglia di espansione ma registrando un rallentamento molto più marcato rispetto al mese precedente.

Il manifatturiero torna sopra quota 50

Indicazioni più favorevoli arrivano invece dall’industria. A settembre il PMI manifatturiero italiano è salito a 50,4 punti, rispetto ai 49,6 di agosto, tornando così in area di espansione. Il miglioramento non elimina però i segnali di fragilità. La domanda continua a mostrare debolezza e i nuovi ordini restano in diminuzione, anche se il ritmo della contrazione si è attenuato rispetto ad agosto.

Il quadro restituisce quindi un’economia privata ancora in crescita, ma caratterizzata da andamenti differenti: mentre il manifatturiero prova a recuperare terreno, il settore dei servizi, che nei mesi precedenti aveva sostenuto maggiormente l’attività, rallenta.

L’Eurozona accelera

La dinamica italiana appare ancora più evidente nel confronto con il resto dell’area euro. A settembre l’HCOB Eurozone Composite PMI è salito a 53,1 punti dai 52 di agosto, raggiungendo il livello più elevato da circa tre anni e mezzo. A sostenere l’accelerazione contribuiscono entrambi i principali settori. Il PMI dei servizi dell’Eurozona è salito a 53 punti, da 51,6 del mese precedente, mentre quello manifatturiero si è attestato a 52,9, contro 52,7 di agosto.

Particolarmente significativo è l’andamento della domanda: nell’area euro i nuovi ordini complessivi sono aumentati al ritmo più rapido degli ultimi 41 mesi, mentre la domanda proveniente dall’estero ha registrato l’incremento più sostenuto da oltre quattro anni e mezzo.

Aumentano le pressioni sui costi

Per le imprese italiane, tuttavia, emerge anche un altro elemento da monitorare: il ritorno delle pressioni sui costi. Nel settore dei servizi l’indice relativo ai prezzi degli input è salito a 65,4 punti dai 61,5 di agosto, raggiungendo il livello più alto da maggio. Anche l’indicatore relativo ai prezzi applicati dalle imprese è aumentato, passando da 52,5 a 54,8 punti. Una dinamica che segnala come una parte dei maggiori costi sostenuti dalle aziende venga trasferita sui prezzi finali. Pressioni analoghe emergono anche a livello europeo, dove sia i costi di input sia i prezzi di vendita hanno registrato l’incremento più rapido degli ultimi quattro mesi.

Italia ed Eurozona viaggiano a velocità diverse

I PMI di settembre delineano dunque due velocità differenti. L’Eurozona entra nell’ultima parte dell’anno con un’accelerazione dell’attività e della domanda, mentre l’Italia continua a crescere ma a un ritmo decisamente più contenuto.

Il ritorno del manifatturiero italiano sopra quota 50 rappresenta un segnale positivo, ma la frenata dei servizi e l’aumento dei costi mantengono elevata l’attenzione sulle prospettive dei prossimi mesi. Sullo sfondo resta inoltre il tema dell’inflazione: una crescita europea più sostenuta accompagnata da nuove pressioni sui prezzi sarà un elemento da valutare anche per le prossime decisioni di politica monetaria della BCE.

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