Home Politica e MercatoOro, il rally riparte dopo la Fed: il metallo torna sopra i 4.300 dollari

Oro, il rally riparte dopo la Fed: il metallo torna sopra i 4.300 dollari

Dopo il rialzo dei tassi Usa, l’oro recupera terreno e torna sopra quota 4.300 dollari l’oncia. Dollaro, energia e tensioni geopolitiche continuano a sostenere la domanda

by Redazione Corriere Business
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Prezzo dell'oro

L’oro torna a salire proprio mentre la Federal Reserve riapre la fase di stretta monetaria. Giovedì 17 settembre il metallo prezioso ha recuperato oltre l’1%, raggiungendo 4.308,57 dollari l’oncia, dopo essere sceso nella seduta precedente ai minimi di quasi sei settimane. Il movimento arriva dopo la decisione della Fed di aumentare i tassi di 25 punti base, portando il corridoio dei Fed funds al 3,75%-4%.

A prima vista, la reazione può sembrare controintuitiva. L’oro non produce interessi e, in condizioni normali, tassi più elevati rendono relativamente più attraenti le attività remunerate. Ma questa volta il mercato sta valutando anche altri fattori. Il dollaro si è indebolito dopo la decisione della Fed e il prezzo del petrolio ha rallentato la sua corsa: due elementi che hanno contribuito al recupero del metallo.

L’inflazione cambia natura

Il punto centrale è però la natura dello shock inflazionistico. La Fed ha motivato la nuova stretta anche con pressioni sui prezzi legate all’energia e con un’inflazione core superiore alle attese. In questo scenario, un aumento dei tassi può agire sulla domanda, ma ha un effetto più limitato quando l’origine dell’inflazione è collegata a energia, offerta e tensioni geopolitiche.

È proprio questa combinazione a mantenere vivo l’interesse per l’oro come strumento di copertura. Reuters rileva come le persistenti tensioni geopolitiche, comprese quelle legate al conflitto nell’area di Yemen e Iran, continuino a sostenere la domanda sul metallo prezioso.

Il risultato è un mercato nel quale la relazione tradizionale tra oro e tassi resta presente, ma viene compensata da altri fattori. L’aumento dei rendimenti tende a frenare il metallo; dall’altra parte, incertezza geopolitica, rischio inflazionistico e domanda difensiva ne sostengono il prezzo.

La Fed torna al centro del mercato

La decisione della banca centrale americana rappresenta comunque un cambio di fase. Secondo Reuters, si tratta del primo rialzo dei tassi della Fed in oltre tre anni e la comunicazione arrivata da Washington lascia aperta la possibilità di ulteriori interventi restrittivi. La maggioranza dei componenti del Federal Open Market Committee prevede infatti almeno un altro rialzo nel corso dell’anno.

Per l’oro significa che il percorso dei tassi continuerà a essere determinante. Rendimenti più elevati e un dollaro forte rappresentano un ostacolo alla crescita delle quotazioni; al contrario, un eventuale indebolimento della valuta americana o un aumento dell’avversione al rischio possono tornare a favorire il metallo.

Per imprese e investitori, il dato più interessante è quindi meno la singola quotazione e più ciò che sta accadendo dietro il prezzo. L’oro sta incorporando contemporaneamente politica monetaria, inflazione energetica e rischio geopolitico. Ed è proprio questa sovrapposizione di fattori a spiegare perché, anche dopo una stretta della Fed, il metallo continui a mantenere un ruolo centrale nei mercati internazionali.

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