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Metalmeccanica, la ripresa resta fragile: produzione in crescita ma segnali ancora discontinui

La 179ª indagine di Federmeccanica fotografa un settore ancora sotto pressione: nel secondo trimestre la produzione cresce dello 0,5%, ma energia, geopolitica e crisi aziendali pesano sulle prospettive

by Redazione Corriere Business
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La metalmeccanica italiana mantiene un segnale di crescita, ma non abbastanza forte da indicare una ripartenza consolidata. È questa la fotografia della 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica-Meccatronica italiana, presentata il 17 settembre. Nel secondo trimestre del 2026 la produzione del comparto è aumentata dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato migliore di quello dell’industria nel suo complesso, che nello stesso periodo ha registrato un aumento dello 0,4% congiunturale e dello 0,5% tendenziale, ma caratterizzato da una dinamica che ha perso slancio nel corso del trimestre.

Secondo Federmeccanica, infatti, il tono più vigoroso registrato all’inizio del trimestre si è progressivamente ridimensionato fino alla frenata di giugno. A pesare sono soprattutto le persistenti tensioni geopolitiche e la volatilità dei costi energetici, fattori che continuano a condizionare l’attività delle imprese manifatturiere e le loro decisioni.

Automotive e trasporti sostengono la produzione

All’interno del comparto, la dinamica resta però differenziata. Nel secondo trimestre la fabbricazione di autoveicoli e rimorchi ha registrato una crescita del 3,2% congiunturale e del 13,4% su base annua. Anche gli altri mezzi di trasporto hanno mostrato un andamento positivo, con un +2,1% rispetto al primo trimestre e un +4,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.

Di segno opposto le apparecchiature elettriche, la cui produzione è diminuita dell’1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% su base annua. Il quadro restituisce quindi un settore a velocità differenti, nel quale la capacità di alcuni comparti di intercettare la domanda convive con una maggiore debolezza in altre aree della manifattura.

Anche il confronto europeo offre indicazioni interessanti. Nel secondo trimestre la produzione manifatturiera dell’Unione europea è cresciuta dell’1,3% e quella metalmeccanica dell’1,6%. La Germania ha registrato un recupero dello 0,3%, mentre la Spagna ha segnato un +3,3%. Francia e Italia hanno invece confermato una crescita più contenuta, rispettivamente dello 0,4% e dello 0,5%.

Export in crescita, ma il saldo si restringe

Il commercio estero continua a rappresentare uno dei punti di forza del settore. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita è stata più marcata verso i mercati extra-Ue, +9,9%, rispetto al +6,9% registrato nell’Unione europea.

Le importazioni, tuttavia, sono aumentate ancora più rapidamente, con un +11,9%. Di conseguenza il saldo commerciale è rimasto positivo, intorno ai 23 miliardi di euro, ma è sceso rispetto ai circa 25 miliardi del primo semestre 2025. Per le imprese significa che la buona capacità di presidiare i mercati internazionali resta, ma si confronta con una maggiore pressione dal lato degli acquisti dall’estero.

Il campanello d’allarme arriva dal lavoro

È sul fronte della gestione delle crisi aziendali che emerge uno degli elementi più delicati dell’indagine. Nel periodo gennaio-giugno 2026 le ore complessivamente autorizzate di Cassa integrazione per gli addetti delle aziende metalmeccaniche sono diminuite del 22,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato complessivo, però, nasconde una dinamica significativa: le ore di Cigs hanno superato quelle di Cigo, rispettivamente con 73,1 milioni e 50,7 milioni di ore. In particolare, le ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali sono aumentate del 62,6%, mentre quelle destinate ai contratti di solidarietà sono diminuite del 33,7%.

Per Federmeccanica sono segnali che richiedono una risposta sul fronte della politica industriale. La vicepresidente con delega all’Ufficio Studi, Alessia Miotto, ha sottolineato che guerre, crisi dei Paesi collegati alle filiere italiane e complessità della transizione continuano a mettere sotto pressione settori strategici. Tra gli esempi citati dall’associazione figura anche l’ex Ilva, considerata un asset da salvaguardare e rilanciare.

La fotografia del secondo trimestre, dunque, non racconta una metalmeccanica ferma. Racconta piuttosto un’industria che continua a produrre, esportare e competere, ma lo fa in un contesto nel quale i margini di sicurezza si sono ridotti. Per le imprese, la questione non è soltanto intercettare la ripresa della domanda, ma riuscire a programmare investimenti e trasformazioni industriali in un ambiente ancora segnato da energia costosa, instabilità geopolitica e fragilità di alcune filiere.

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