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Inflazione, ad agosto torna il peso dell’energia: prezzi al 3,3% e nuove pressioni sui costi

Istat conferma l’accelerazione dei prezzi dal 2,9% di luglio. A spingere l’inflazione sono soprattutto i beni energetici, mentre rallenta la crescita del carrello della spesa

by Redazione Corriere Business
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L’inflazione torna ad accelerare e riporta l’energia al centro della dinamica dei prezzi. Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è aumentato dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, dopo il +2,9% registrato nel mese precedente. L’Istituto ha quindi confermato la stima preliminare diffusa all’inizio di settembre.

Il principale elemento di pressione arriva dai beni energetici, la cui crescita tendenziale è passata dall’11,6% di luglio al 17,0% di agosto. È soprattutto questo movimento a spiegare la nuova accelerazione dell’inflazione, in un contesto nel quale le componenti legate ai consumi quotidiani mostrano invece una dinamica più contenuta.

Energia e trasporti tornano a pesare

L’accelerazione dell’energia ha effetti che vanno oltre le bollette delle famiglie. Gas, carburanti ed elettricità incidono infatti sui costi di produzione, sulla logistica e sul trasporto delle merci, trasferendosi potenzialmente lungo le filiere.

Il quadro di agosto conferma così una caratteristica diversa rispetto alla precedente fase inflazionistica: la pressione sui prezzi non arriva principalmente da una crescita generalizzata della domanda, ma è fortemente condizionata dall’andamento delle componenti energetiche. Per le imprese significa confrontarsi nuovamente con una variabile difficile da programmare, soprattutto nei settori maggiormente energivori.

Anche i trasporti contribuiscono alla crescita dei prezzi, mentre l’inflazione di fondo — al netto degli energetici e degli alimentari freschi — rimane più contenuta rispetto al dato generale. Il quadro resta quindi caratterizzato da una distanza significativa tra l’inflazione complessiva e quella generata dalle componenti più persistenti.

Il carrello della spesa rallenta

Un elemento relativamente più favorevole arriva dai beni di maggiore frequenza d’acquisto. La dinamica del cosiddetto carrello della spesa risulta infatti più contenuta rispetto a quella dell’indice generale. Questo indica che l’accelerazione di agosto non si distribuisce in maniera uniforme su tutte le categorie di consumo, ma è concentrata soprattutto nelle componenti maggiormente esposte alla nuova fiammata energetica.

Per famiglie e imprese, tuttavia, l’effetto può essere progressivo. Un aumento dell’energia non incide soltanto direttamente sui consumi, ma può modificare anche i costi di produzione e di distribuzione, creando nuove pressioni sui prezzi finali nei mesi successivi.

Per le imprese torna il tema dei margini

Il dato Istat arriva in una fase nella quale l’economia italiana continua a mostrare una certa capacità di tenuta, ma deve confrontarsi con un quadro internazionale più instabile e con costi energetici nuovamente elevati.

Per le aziende il problema non è quindi soltanto il livello dell’inflazione, ma la sua composizione. Un’inflazione al 3,3% trainata dall’energia ha implicazioni differenti rispetto a un aumento generalizzato dei prezzi alimentato dalla domanda interna. Nel primo caso, il rischio riguarda soprattutto la capacità delle imprese di assorbire o trasferire i maggiori costi, preservando margini e competitività.

Il dato di agosto riporta così l’energia al centro della politica economica e delle strategie aziendali. Dopo la fase di progressiva normalizzazione dei prezzi, l’accelerazione registrata dall’Istat rappresenta un nuovo elemento di attenzione per imprese, famiglie e mercati.

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