Il costo dei servizi utilizzati dalle imprese torna ad accelerare e aggiunge un nuovo elemento di pressione sui bilanci aziendali. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi alla produzione dei servizi destinati al mercato business sono aumentati dell’1,5% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. A rilevarlo è l’Istat nel rapporto sui prezzi alla produzione dei servizi diffuso il 2 settembre. Il dato tendenziale mostra soprattutto una netta accelerazione: nel primo trimestre del 2026 la crescita annua si era infatti fermata al 2,7%.
A trainare il rialzo sono soprattutto trasporti e logistica, settori che rappresentano una componente importante dei costi sostenuti dalle imprese e che possono quindi trasferire parte degli aumenti lungo le filiere produttive. Come spiega l’Istat nel commento ai dati, la crescita dei prezzi rispetto al trimestre precedente interessa, pur con intensità differenti, quasi tutte le attività economiche osservate, ma raggiunge il 3,5% nei servizi di trasporto e magazzinaggio. Ancora più significativo è il confronto con lo scorso anno: nello stesso comparto i prezzi sono cresciuti del 7%, mentre nel primo trimestre l’incremento tendenziale era stato soltanto del 2,2%.
Entrando nel dettaglio, è il trasporto marittimo a registrare uno degli aumenti più consistenti. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, nel secondo trimestre i prezzi del settore sono saliti del 5,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Seguono le altre attività di supporto connesse ai trasporti, con un incremento del 4,8%, e il trasporto merci su strada, in crescita del 3,4%. Come riporta l’ANSA sulla base della rilevazione Istat, all’interno del comparto dei trasporti l’unica eccezione è rappresentata dal trasporto aereo di passeggeri, dove i prezzi registrano invece una flessione congiunturale del 2,7%.
L’accelerazione assume particolare rilievo perché riguarda servizi strettamente collegati al funzionamento quotidiano delle aziende. Trasportare materie prime e prodotti, movimentare merci o ricorrere a servizi logistici significa sostenere costi che entrano direttamente nella struttura economica delle imprese. Un aumento persistente di queste voci può quindi comprimere i margini oppure essere almeno in parte trasferito sui prezzi finali. I dati Istat misurano i prezzi alla produzione e non consentono, da soli, di stabilire quanto degli incrementi sarà effettivamente scaricato a valle; mostrano però con chiarezza che la pressione sui costi dei servizi business si è rafforzata nel corso del secondo trimestre.
Il quadro non è comunque uniforme. L’Istat rileva, per esempio, una diminuzione congiunturale dei prezzi nei servizi di informazione e comunicazione, pari allo 0,5%, mentre per le attività professionali, scientifiche e tecniche la variazione rispetto al trimestre precedente è contenuta allo 0,3%. Per i servizi di noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese l’incremento è invece dell’1%. La fotografia che emerge è dunque quella di un aumento diffuso, ma con una forte concentrazione delle spinte maggiori nell’area della mobilità delle merci e della logistica.
Se si allarga lo sguardo oltre il solo mercato tra imprese, la dinamica resta sostenuta. Per il cosiddetto mercato BtoAll, che comprende sia i servizi destinati alle imprese sia quelli rivolti ai consumatori, nel secondo trimestre i prezzi alla produzione sono cresciuti dell’1,8% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua. Lo comunica l’Istat, precisando che nel primo trimestre del 2026 l’aumento tendenziale era stato del 3%. Anche in questo caso, quindi, il ritmo di crescita dei prezzi risulta in accelerazione.
Il dato sui servizi si inserisce inoltre in una fase in cui l’andamento generale dei prezzi è tornato sotto osservazione. Secondo la stima provvisoria diffusa dall’Istat il primo settembre, ad agosto l’inflazione al consumo in Italia ha raggiunto il 3,3% su base annua, rispetto al 2,9% registrato a luglio. Si tratta di un indicatore differente da quello dei prezzi alla produzione dei servizi e i due valori non sono direttamente sovrapponibili, ma insieme restituiscono l’immagine di un sistema economico nel quale le pressioni sui prezzi restano un elemento da monitorare.
Per le aziende, il nodo principale riguarda ora la capacità di assorbire gli aumenti senza compromettere competitività e marginalità. Il trasporto merci su strada, quello marittimo e le attività logistiche attraversano infatti numerose filiere: dall’industria alla distribuzione, fino al commercio. Un loro rincaro può quindi produrre effetti che vanno oltre il singolo settore. L’entità dell’impatto dipenderà dalla durata degli aumenti e dalla possibilità per le imprese di compensarli attraverso maggiore efficienza, revisione dei contratti o adeguamenti dei prezzi.
È soprattutto la velocità dell’accelerazione a rendere significativo il dato del secondo trimestre. Il passaggio dal +2,7% al +4,3% annuo dei prezzi dei servizi business indica che la dinamica si è rafforzata in pochi mesi, mentre il +7% registrato da trasporti e magazzinaggio individua il principale punto di pressione. Per le imprese italiane, dopo anni segnati dal caro energia e dalle tensioni sulle materie prime, il fronte da osservare si sposta così anche sui servizi necessari a far viaggiare merci, prodotti e filiere.