Non soltanto esportare di più, ma costruire partnership, investimenti e nuove filiere produttive. È con questo obiettivo che oltre 90 imprese italiane sono arrivate in Argentina e Brasile per la missione organizzata da Confindustria e ICE-Agenzia, in programma dal 7 all’11 settembre tra Buenos Aires, San Paolo e Brasilia. L’iniziativa arriva nella nuova fase aperta dall’Accordo UE-Mercosur e punta a rafforzare la presenza delle aziende italiane nelle due maggiori economie dell’area sudamericana, in un momento in cui diversificare mercati e catene di approvvigionamento assume un peso crescente nelle strategie industriali.
I numeri spiegano l’interesse. Secondo i dati diffusi da Confindustria, nel 2025 le esportazioni italiane verso il Mercosur hanno raggiunto 7,5 miliardi di euro. A maggio 2026, primo mese di applicazione dell’Accordo, l’export verso il blocco è stato pari a 745 milioni, con una crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. ICE stima inoltre che, a pieno regime, il potenziale delle esportazioni italiane nell’area possa arrivare a 14 miliardi di euro.
Brasile e Argentina rappresentano il fulcro di questa strategia. Nel 2025 l’Italia ha esportato beni per 5,8 miliardi di euro verso il Brasile e per 1,2 miliardi verso l’Argentina. Come rileva il Ministero degli Esteri, l’interscambio complessivo dell’Italia con i Paesi del Mercosur ha raggiunto lo scorso anno il record di 14,7 miliardi, il 51% in più rispetto al 2019, per poi crescere di un ulteriore 8,7% nel primo semestre del 2026. Brasile e Argentina assorbono insieme oltre il 92% dell’export italiano diretto verso il blocco.
La missione ha quindi un’impostazione fortemente orientata al business. Sono cinque le filiere individuate come strategiche: agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutico e medicale, tecnologie digitali, transizione energetica e infrastrutture sostenibili. Il programma comprende incontri B2B, tavoli settoriali e visite tecniche con potenziali partner, buyer e operatori locali. ICE sottolinea inoltre le opportunità legate alla progressiva riduzione dei dazi, alla maggiore apertura degli appalti pubblici e alla possibilità di inserirsi più profondamente nelle filiere produttive sudamericane.
Per le imprese italiane non si parte da zero. Confindustria indica circa 300 aziende a partecipazione italiana presenti in Argentina, con 25 mila addetti e circa 2 miliardi di euro di fatturato, mentre in Brasile ne operano circa 1.400, con 150 mila occupati e 42 miliardi di fatturato. Una presenza industriale già significativa sulla quale costruire ulteriori collaborazioni.
Il cambio di prospettiva è forse l’elemento più interessante per imprenditori e manager. Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, ha spiegato all’ANSA che l’obiettivo non è soltanto aumentare le vendite del Made in Italy, ma entrare nelle catene del valore e sviluppare partnership con aziende locali. Una strategia che risponde anche alla necessità di ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali.
Il Mercosur diventa così non semplicemente una destinazione commerciale, ma un possibile tassello della diversificazione internazionale dell’industria italiana. Per le PMI, in particolare, la sfida sarà trasformare l’apertura commerciale in presenza stabile: trovare partner, comprendere i mercati locali e utilizzare l’accordo come leva per investimenti e collaborazioni industriali di lungo periodo.