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Credito alle imprese in ripresa, ma resta il nodo investimenti: perché le aziende tornano dalle banche

A luglio i finanziamenti alle società non finanziarie crescono del 4,1% su base annua, accelerando rispetto a giugno. Ma dietro la maggiore domanda pesa anche il fabbisogno di liquidità

by Redazione Corriere Business
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Il credito alle imprese italiane accelera, ma dietro la ripresa dei finanziamenti non c’è necessariamente soltanto una maggiore propensione a investire. I dati pubblicati il 9 settembre da Banca d’Italia mostrano che a luglio i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati del 4,1% su base annua, contro il 3,2% registrato a giugno. Un’accelerazione significativa, all’interno di un quadro in cui i prestiti complessivi al settore privato sono cresciuti del 3,5%.

La dinamica conferma una tendenza già emersa nei mesi precedenti. Nel Bollettino economico di luglio, Banca d’Italia aveva rilevato che tra febbraio e maggio il credito alle imprese aveva accelerato, mentre l’offerta bancaria era rimasta sostanzialmente stabile. Un segnale che potrebbe indicare una maggiore domanda di finanziamenti da parte del sistema produttivo.

Ma interpretare l’aumento del credito come un indicatore automatico di maggiore fiducia e nuovi investimenti sarebbe prematuro. Lo stesso governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, aveva evidenziato a luglio come il rincaro dei beni energetici avesse aumentato il fabbisogno di liquidità delle imprese, spingendo molte aziende a richiedere nuovi prestiti, soprattutto sulle scadenze più brevi.

È proprio qui che si gioca la differenza tra una ripresa trainata dagli investimenti e una crescita del credito utilizzata invece per sostenere il capitale circolante e assorbire l’aumento dei costi. Per un’impresa, infatti, ricorrere maggiormente alla banca può significare finanziare nuovi macchinari, stabilimenti e progetti di espansione, ma anche avere bisogno di risorse per far fronte a energia, forniture e gestione ordinaria.

A rendere il quadro più complesso è il costo del denaro. A luglio, secondo Banca d’Italia, il tasso medio sui nuovi prestiti alle società non finanziarie è salito al 3,79%, dal 3,70% di giugno. Per i finanziamenti fino a un milione di euro il tasso raggiunge il 4,37%, mentre per quelli superiori a questa soglia si ferma al 3,55%.

Una differenza che continua a pesare soprattutto sulle aziende di dimensioni più contenute, per le quali il finanziamento bancario rimane una delle principali fonti di capitale esterno.

Il ritorno della domanda di credito rappresenta dunque un segnale importante, ma va letto insieme alle ragioni che stanno spingendo le imprese verso le banche. Se nei prossimi mesi l’aumento dei finanziamenti sarà accompagnato da una ripresa degli investimenti produttivi, potrà diventare un indicatore più solido di fiducia nelle prospettive dell’economia. Se invece continuerà a prevalere il bisogno di liquidità, l’accelerazione del credito racconterà soprattutto la necessità delle aziende di proteggersi dall’aumento dei costi.

Per imprenditori e banche, la distinzione non è secondaria: la quantità di credito sta tornando a crescere, ma sarà la sua destinazione a dire quanto è realmente solida la ripresa delle imprese italiane.

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