La spesa degli italiani torna a superare i livelli raggiunti prima della grande crisi finanziaria. Nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi raggiunge infatti 23.261 euro, contro i 19.877 euro del 1995 e i 22.975 euro del 2007, anno che aveva segnato il precedente picco. Rispetto al 2025 l’aumento è di 314 euro.
La ripresa della domanda, sostenuta anche dalla crescita dell’occupazione e dei redditi, ha quindi consentito di superare i livelli pre-Covid e di recuperare il massimo storico del 2007. Il recupero, però, non è uniforme e non riguarda tutti i segmenti di spesa.
È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane dal 1995 al 2026. Secondo le stime dell’associazione, nel 2026 la crescita dei consumi dovrebbe attestarsi all’1,2%, mentre il Pil è previsto in aumento dello 0,9%. L’inflazione media dovrebbe invece raggiungere il 2,7%. Il quadro resta sostanzialmente positivo, anche se Confcommercio prevede un secondo semestre meno dinamico rispetto al primo e segnala le incertezze legate allo scenario geopolitico e ai possibili effetti sui prezzi dell’energia e sull’inflazione.
Più tecnologia e tempo libero
A cambiare maggiormente sono le abitudini di consumo degli italiani. Nell’arco di tre decenni la spesa si è progressivamente spostata dai beni fisici tradizionali verso i servizi, la tecnologia e le esperienze.
Il caso più evidente è quello di tecnologia, telefonia e informatica, che registra una crescita della spesa pro capite di quasi il 3.200% rispetto al 1995. La spesa per dispositivi informatici, telefonia e servizi connessi è passata da meno di 8 euro a 252 euro pro capite. Un cambiamento legato anche alla trasformazione di prodotti che negli anni Novanta erano ancora beni di nicchia in strumenti ormai presenti nella vita quotidiana.
Anche il tempo libero mostra una forte crescita. I consumi legati ai servizi culturali, ricreativi e di intrattenimento sono aumentati del 137% rispetto al 1995, arrivando nel 2026 a una spesa di 637 euro pro capite, contro i 394 euro del 2007.
Tra le voci che hanno registrato una crescita nel lungo periodo ci sono anche la ristorazione, che segna un +25,3%, e viaggi e vacanze, con un +17,2% rispetto al 1995. In entrambi i casi, però, i consumi non hanno ancora completamente recuperato i livelli precedenti alla pandemia.
In calo alimentari ed energia
La trasformazione delle abitudini emerge anche dalle voci che hanno registrato una dinamica più debole. La spesa reale per alimentazione domestica è diminuita del 3,5% negli ultimi trent’anni. Alla base ci sono anche i cambiamenti demografici e la crescita dei pasti fuori casa.
Tra i segmenti meno dinamici figurano inoltre abbigliamento e calzature, che rispetto al 1995 segnano una crescita reale del 6,2%, e mobili ed elettrodomestici, con un aumento del 5,9%.
Particolarmente marcata è la riduzione dei consumi di energia domestica, diminuiti del 37,4%. Secondo l’analisi, il calo è legato sia a comportamenti di consumo più attenti sia al crescente utilizzo di prodotti e sistemi orientati al risparmio energetico.
La spesa per la casa resta comunque la principale voce nel bilancio delle famiglie. Nel 2026 rappresenta il 28,9% della spesa complessiva, in aumento rispetto al 25,8% del 1995. L’aumento del peso delle spese legate alla casa non ha però impedito alle famiglie di continuare a destinare risorse a viaggi, ristorazione e cultura.
Occupazione e redditi sostengono i consumi
La ripresa dei consumi si inserisce in un quadro economico che, secondo Confcommercio, si è dimostrato più favorevole delle attese nonostante le incertezze internazionali. Gli occupati hanno raggiunto il massimo storico di 24,3 milioni, mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie.
Il risultato è una ripresa della domanda che prosegue gradualmente e che beneficia anche del buon andamento del turismo, sostenuto soprattutto dalla componente estera.
«Le previsioni sul Pil migliorano e l’inflazione resta, nella media nazionale, sotto la soglia del 3%», commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi. Secondo Gronchi, resta da valutare quanto il caldo estivo potrà incidere sull’economia e sulle scelte di spesa delle famiglie, ma l’auspicio è che le stime vengano confermate o migliorate.
Il dato che emerge dall’analisi è quindi quello di un cambio strutturale nelle abitudini di consumo: meno beni materiali e maggiore attenzione a servizi, tecnologia, viaggi, ristorazione e tempo libero. Un’evoluzione che accompagna la ripresa della spesa, ma che non cancella le differenze tra i diversi comparti.