Dopo due anni di resistenze, la partita tra UniCredit e Commerzbank entra in una fase nuova. Berlino non ha ancora dato il proprio via libera all’operazione, ma il confronto si è spostato dal tentativo di fermarla alle condizioni alle quali potrebbe prendere forma. E sul tavolo c’è la possibile nascita di un gruppo bancario con oltre 1.300 miliardi di euro di attivi, presente in due delle maggiori economie dell’Eurozona.
Il passaggio più importante è arrivato dall’incontro a Berlino tra l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, e il ministro tedesco delle Finanze, Lars Klingbeil. Come riporta Reuters, il Governo tedesco ha indicato alcuni punti considerati centrali: Commerzbank dovrebbe restare quotata, mantenere la propria sede a Francoforte e continuare a finanziare le medie imprese tedesche, anche nella loro attività internazionale.
Non è ancora un sì all’operazione. È però un cambio di scenario rispetto alla netta opposizione mostrata dalla Germania da quando, nel 2024, UniCredit ha iniziato a costruire la propria posizione nel capitale della banca tedesca.
UniCredit è arrivata vicino al 50%.
Nel frattempo il peso del gruppo italiano è cresciuto sensibilmente. Secondo i risultati definitivi dell’offerta comunicati da UniCredit lo scorso luglio, la posizione complessiva ha raggiunto il 47,59% del capitale di Commerzbank, corrispondente al 49,65% dei diritti di voto considerando l’effetto delle azioni proprie della banca tedesca.
La crescita della partecipazione ha inevitabilmente modificato anche i rapporti di forza. Il Governo tedesco mantiene a sua volta una quota importante di Commerzbank, pari al 13,3%, eredità dell’intervento pubblico effettuato durante la crisi finanziaria. Berlino punta ora a tutelare non soltanto l’identità della banca, ma anche il suo ruolo nel finanziamento dell’economia tedesca. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono la vicenda interessante anche fuori dai mercati finanziari.
Al centro c’è il credito alle imprese
Commerzbank occupa infatti una posizione rilevante nel rapporto con il Mittelstand, il sistema delle piccole e medie aziende che rappresenta uno dei pilastri dell’industria tedesca. La richiesta del Governo affinché questa attività venga preservata mostra come una grande operazione bancaria possa avere conseguenze che vanno ben oltre gli azionisti. Per le imprese significa accesso al credito, presenza territoriale, rapporti con le filiere internazionali e capacità di accompagnare gli investimenti.
Un’integrazione con UniCredit creerebbe un gruppo con oltre 1.300 miliardi di euro di attivi distribuiti tra due mercati centrali dell’Eurozona. Sarebbe quindi non soltanto un’operazione societaria, ma uno dei passaggi più importanti nel processo di consolidamento del sistema bancario europeo.
Da tempo la Banca centrale europea guarda con favore alla nascita di gruppi capaci di operare realmente su scala continentale, considerando le fusioni transfrontaliere uno degli strumenti per rendere il sistema bancario europeo più integrato e competitivo rispetto ai grandi operatori internazionali.
La partita ora è sulle condizioni
UniCredit, intanto, continua a preparare il terreno. Il 10 settembre il Consiglio di amministrazione ha deliberato l’aumento di capitale riservato all’offerta pubblica volontaria sulle azioni Commerzbank non già detenute direttamente dal gruppo. L’operazione resta subordinata alle condizioni previste dall’offerta e ai passaggi necessari per il suo perfezionamento.
Il confronto con Berlino entra quindi nella fase più delicata. Da una parte c’è l’obiettivo di UniCredit di rafforzare la propria dimensione europea. Dall’altra, la Germania vuole evitare che il consolidamento comporti la perdita di un centro decisionale importante per la propria economia, chiedendo garanzie su sede, occupazione, marchio e soprattutto finanziamento delle aziende.
Lo stesso Orcel, dopo l’incontro, ha parlato di un primo confronto «buono e costruttivo», destinato a essere seguito rapidamente da altri colloqui. Anche il ministero tedesco ha riconosciuto che la discussione non riguarda più soltanto la natura ostile dell’operazione, ma la ricerca del percorso migliore per le due banche. È forse questo il vero cambio di passo.
La vicenda UniCredit-Commerzbank sta diventando un banco di prova per capire quanto l’Europa sia realmente pronta a costruire grandi gruppi bancari oltre i confini nazionali. Perché creare banche più grandi può significare maggiore capacità di finanziare investimenti e internazionalizzazione, ma apre inevitabilmente anche il tema di dove rimangano i centri decisionali e quale rapporto conservino con le imprese dei territori in cui operano.
Per UniCredit la partita è quindi molto più grande dell’acquisizione di una banca tedesca. In gioco c’è la possibilità di costruire uno dei principali poli bancari europei. E il primo vero segnale politico è arrivato: Berlino non ha ancora aperto la porta, ma ha iniziato a discutere le condizioni per farlo.