Home CopertinaL’Europa gioca la carta degli appalti: 2.500 miliardi per rilanciare l’industria europea

L’Europa gioca la carta degli appalti: 2.500 miliardi per rilanciare l’industria europea

La Commissione propone nuove regole per le gare pubbliche: meno burocrazia, più peso alla qualità e criteri europei nei settori strategici. Per le imprese può cambiare l’accesso a un mercato che vale circa il 15% del Pil Ue

by Lucia Di Candilo
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Un mercato da circa 2.500 miliardi di euro l’anno può diventare uno degli strumenti con cui l’Europa prova a rafforzare la propria industria. La Commissione europea ha presentato il 9 settembre la proposta di riforma delle regole sugli appalti pubblici, con l’obiettivo di semplificare le procedure, favorire una maggiore partecipazione delle imprese e utilizzare la domanda pubblica come leva per competitività, innovazione e sicurezza economica. Gli acquisti pubblici valgono infatti circa il 15% del Pil dell’Unione.

La novità politicamente ed economicamente più rilevante riguarda la possibilità di introdurre una preferenza europea. La proposta non prevede un “Buy European” generalizzato, ma consentirebbe alle autorità di escludere, in determinate circostanze, offerte con meno del 50% di contenuto europeo in termini di valore, limitare alcune gare agli operatori dell’Ue e favorire le imprese europee nei comparti considerati strategici. Resterebbero comunque tutelati gli operatori dei Paesi con cui l’Unione ha accordi commerciali che garantiscono reciprocità nell’accesso agli appalti.

È un cambio di impostazione significativo. La gara pubblica non viene più considerata soltanto come uno strumento per acquistare beni e servizi al prezzo più conveniente, ma anche come una possibile leva di politica industriale. La stessa Commissione indica tra gli obiettivi della revisione il rafforzamento della competitività, della resilienza e della sicurezza economica europea.

Anche i criteri di aggiudicazione potrebbero cambiare. Secondo la proposta, i contratti dovrebbero essere assegnati sulla base del miglior rapporto tra prezzo e qualità, con quest’ultima chiamata a pesare almeno per il 30% del punteggio complessivo e almeno per il 50% negli appalti ad alta intensità di lavoro. Entrerebbero inoltre maggiormente nelle valutazioni fattori come sicurezza informatica, resilienza delle infrastrutture critiche, dipendenze strategiche e rischi lungo le catene di approvvigionamento.

Per le imprese, e in particolare per le PMI, un altro passaggio rilevante riguarda la semplificazione. Bruxelles propone di sostituire le tre direttive attualmente esistenti con un unico regolamento e di realizzare un sistema digitale europeo degli appalti. L’obiettivo è consentire alle aziende di utilizzare credenziali elettroniche comuni e ridurre la necessità di registrarsi nuovamente per partecipare alle diverse gare nei Paesi dell’Unione.

La necessità di intervenire emerge anche dalla valutazione condotta dalla Commissione sul sistema attuale. Bruxelles rileva che il quadro vigente non ha prodotto miglioramenti significativi in termini di chiarezza e flessibilità e che la partecipazione diretta delle imprese alle gare di altri Paesi europei rimane limitata. Allo stesso tempo, le PMI si aggiudicano circa il 71% dei contratti, rendendo la revisione particolarmente rilevante anche per il tessuto delle piccole e medie imprese.

Dietro la riforma c’è però una questione ancora più ampia. Stati Uniti, Cina e altre grandi economie utilizzano da tempo domanda pubblica e politiche industriali per sostenere settori considerati strategici. L’Europa prova ora a trasformare la propria capacità di spesa in uno strumento per rafforzare produzione, innovazione e autonomia industriale.

Per le aziende europee potrebbe aprirsi quindi una fase nuova: non soltanto concorrere per una quota di un mercato da 2.500 miliardi, ma farlo all’interno di un sistema che attribuisce maggiore valore alla qualità, alla resilienza e alla componente europea dell’offerta. La partita, tuttavia, è appena iniziata: la proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo europeo prima che le nuove regole possano entrare effettivamente in vigore.

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