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Ferragosto, scontro sul lavoro nella grande distribuzione: Filcams e Confcommercio divise su part-time e aperture festive

Il sindacato denuncia salari bassi, part-time involontario e pressione sui lavoratori della Gdo. Lusetti (Confcommercio): «Part-time e precarietà non sono sinonimi». Al centro del confronto anche il modello delle aperture nei giorni festivi

by Redazione Corriere Business
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Le aperture dei negozi a Ferragosto riaccendono il confronto tra sindacati e imprese sulle condizioni di lavoro nel commercio e nella grande distribuzione. Al centro dello scontro ci sono soprattutto il ricorso al part-time, i livelli retributivi e l’organizzazione del lavoro nei giorni festivi. A sollevare la questione è stata la Filcams Cgil, che in vista del 15 agosto ha denunciato le condizioni di una parte dei lavoratori chiamati a garantire l’apertura di ipermercati, supermercati e centri commerciali anche durante il periodo estivo. Secondo il sindacato, la crescente estensione degli orari e delle giornate di apertura si accompagna in molti casi a organici insufficienti e a una forte diffusione dei contratti a tempo parziale.

Filcams: nel commercio part-time al 38,2%

La Filcams richiama in particolare i numeri relativi all’occupazione nel settore. Nel commercio, secondo i dati riportati dal sindacato, il 38,2% dei dipendenti lavora part-time, pari a 849.120 persone su poco più di 2,2 milioni di lavoratori. Una quota sensibilmente superiore al 27,4% registrato considerando l’economia italiana nel suo complesso.

Il fenomeno presenta inoltre una forte differenza di genere: il lavoro a tempo parziale riguarderebbe il 54,6% delle lavoratrici del commercio, contro il 22,9% degli uomini. Ma il punto maggiormente contestato dal sindacato riguarda il carattere involontario del part-time. Secondo i dati citati dalla Filcams, nel commercio il tempo parziale sarebbe non volontario nel 57,8% dei casi. Una condizione che, secondo la federazione della Cgil, finisce per incidere direttamente sulla capacità di reddito dei lavoratori.

Sul fronte delle retribuzioni, la Filcams richiama anche i dati dell’Osservatorio Inps: nel 2024 i dipendenti del commercio hanno percepito una retribuzione media annua di 23.577 euro, distribuita su 261 giornate lavorative.

Russo: serve un nuovo equilibrio tra imprese e lavoratori

È in questo quadro che il segretario generale della Filcams Cgil, Fabrizio Russo, chiede di riaprire il confronto sul modello delle aperture festive. Per il sindacato, dietro l’apertura dei centri commerciali durante le festività c’è infatti una questione più ampia, che riguarda salari, sostenibilità degli orari e possibilità di conciliare vita professionale e privata.

Russo chiede quindi di superare un sistema che, nella lettura della Filcams, ha progressivamente trasferito sui lavoratori una parte significativa della flessibilità richiesta dal mercato, intervenendo attraverso la contrattazione, l’aumento delle ore contrattuali e una diversa regolazione delle aperture commerciali.

La replica di Confcommercio

Una ricostruzione contestata da Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conad, secondo il quale il confronto sulle condizioni di lavoro nel commercio non può partire dall’equazione tra part-time e precarietà.

Per Lusetti si tratta di due fenomeni distinti e il mercato del lavoro presenta una realtà più articolata. La posizione delle imprese è che il part-time rappresenti anche uno strumento organizzativo necessario in un settore caratterizzato da forti oscillazioni della domanda nell’arco della giornata e della settimana.

Sul tema delle festività, Confcommercio sottolinea inoltre che l’apertura dei punti vendita non equivale automaticamente a un obbligo imposto al singolo lavoratore e richiama il ruolo della contrattazione e delle maggiorazioni economiche previste per il lavoro festivo. Lusetti apre comunque alla possibilità di un confronto con le organizzazioni sindacali sulle regole, sia in materia di aperture festive sia sull’utilizzo del part-time.

Il nodo economico della grande distribuzione

Dietro la contrapposizione tra sindacato e associazioni d’impresa emerge una questione che supera il dibattito sull’apertura dei supermercati il 15 agosto. Il commercio resta infatti uno dei principali comparti dell’economia italiana. Secondo i dati riportati dalla Filcams, nel 2023 il settore contava oltre un milione di imprese, pari al 21,7% del totale nazionale, e quasi tre milioni di occupati.

Allo stesso tempo, la struttura del mercato sta cambiando. Tra il 2018 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sarebbero diminuiti del 14,4%, mentre una quota crescente dell’attività tende a concentrarsi nelle strutture della grande distribuzione.

È in questa trasformazione che si inserisce il confronto sul lavoro. Da una parte le imprese devono rispondere alle nuove abitudini di consumo e distribuire la forza lavoro nelle fasce orarie e nei giorni di maggiore domanda; dall’altra, il sindacato pone il problema della qualità dell’occupazione, della stabilità dei redditi e dell’effettiva volontarietà della flessibilità richiesta ai dipendenti.

Ferragosto diventa così soltanto il momento di maggiore visibilità di un confronto destinato a proseguire anche dopo l’estate: come conciliare le esigenze organizzative e competitive della distribuzione con salari, orari e condizioni di lavoro sostenibili. Su questo terreno Filcams e Confcommercio partono da posizioni distanti, ma entrambe indicano nel confronto tra imprese e rappresentanze dei lavoratori la strada per arrivare a nuove regole.

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