Home Politica e MercatoBankitalia, le imprese prevedono nuovi rincari: pesano materie prime e costi di produzione

Bankitalia, le imprese prevedono nuovi rincari: pesano materie prime e costi di produzione

L’indagine sulle aspettative di inflazione e crescita del terzo trimestre 2026 evidenzia nuove pressioni sui prezzi di vendita. Investimenti e occupazione mostrano segnali di tenuta, ma resta elevata l’incertezza per le aziende

by Redazione Corriere Business
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Le imprese italiane continuano a confrontarsi con l’aumento dei costi di produzione e prevedono ulteriori rialzi dei prezzi di vendita nei prossimi dodici mesi. È quanto emerge dall’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita relativa al terzo trimestre 2026, pubblicata l’8 ottobre dalla Banca d’Italia.

La rilevazione restituisce un quadro nel quale le tensioni sui mercati internazionali, in particolare quelle legate alle materie prime e all’energia, continuano a condizionare le decisioni delle aziende. Le pressioni sui costi rappresentano un elemento centrale nella definizione delle strategie commerciali, soprattutto per le imprese che dispongono di margini limitati per assorbire gli aumenti.

Prezzi di vendita ancora sotto pressione

Uno degli aspetti più significativi riguarda le aspettative sui prezzi praticati ai clienti. Le imprese intervistate prevedono di aumentare i propri listini nell’arco dei prossimi dodici mesi, confermando la persistenza di pressioni inflazionistiche lungo le filiere produttive. Il fenomeno interessa in particolare le aziende esposte ai rincari delle materie prime e dell’energia. Secondo quanto emerge dall’indagine, una parte delle imprese che ha subito aumenti dei costi riconducibili alle tensioni in Medio Oriente dichiara di averli già trasferiti, almeno parzialmente, sui prezzi finali.

Per il sistema produttivo si tratta di un equilibrio delicato. Da un lato, l’adeguamento dei listini consente di difendere la redditività; dall’altro, aumenti troppo marcati possono incidere sulla competitività e sulla capacità di mantenere la domanda, soprattutto nei settori più sensibili al prezzo.

La domanda estera sostiene l’attività

Accanto alle criticità, l’indagine della Banca d’Italia evidenzia anche alcuni segnali di tenuta dell’attività economica. In particolare, la domanda proveniente dall’estero continua a rappresentare un elemento di sostegno per le vendite delle imprese italiane. Il contributo dei mercati internazionali assume un peso rilevante in una fase nella quale le aziende devono confrontarsi con condizioni economiche complesse e con l’incertezza sull’evoluzione dei costi. Resta quindi centrale la capacità delle imprese di presidiare i mercati di esportazione e di mantenere competitiva la propria offerta, anche attraverso investimenti in efficienza produttiva e innovazione.

Investimenti e occupazione mostrano resilienza

Nonostante il contesto, le indicazioni relative agli investimenti rimangono complessivamente favorevoli. I programmi delle aziende per il 2026 continuano infatti a segnalare un orientamento espansivo, pur in presenza di valutazioni non sempre positive sulle condizioni per investire.

Le difficoltà risultano particolarmente rilevanti per le realtà di dimensioni più contenute, generalmente più esposte alle oscillazioni dei costi e con minori possibilità di distribuire gli investimenti su un orizzonte temporale ampio. Anche sul fronte del mercato del lavoro emergono aspettative ancora positive. Le imprese mantengono un orientamento favorevole rispetto all’occupazione, segnale di una capacità di tenuta che convive con le preoccupazioni per l’evoluzione dello scenario economico.

Tra crescita e rischio inflazione

I risultati dell’indagine delineano dunque un sistema produttivo che continua a programmare investimenti e a guardare alla crescita, ma deve gestire una pressione persistente sui costi. Il nodo principale resta il rapporto tra redditività, prezzi e domanda. La possibilità di trasferire gli aumenti sui clienti può proteggere i margini nel breve periodo, ma rischia di alimentare ulteriori tensioni sui prezzi e di indebolire i consumi.

Per le imprese italiane, la sfida dei prossimi mesi sarà quindi mantenere competitività e capacità di investimento in un contesto nel quale l’incertezza internazionale continua a influenzare le prospettive economiche.

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