Il costo dell’energia continua a rappresentare un ostacolo per le piccole imprese italiane. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, diffusa il 21 ottobre, una piccola azienda manifatturiera paga l’elettricità il 23% in più rispetto alla media dei principali concorrenti europei.
Per un’impresa con consumi annui di circa 155mila kilowattora, la spesa raggiunge 39.993 euro, contro i 32.526 euro della media di Germania, Francia e Spagna. Una differenza di 7.467 euro all’anno che pesa sui margini e sulla capacità di investimento.
Tasse e dipendenza dal gas aggravano il divario
A incidere sono anche tasse e oneri di sistema, che per l’impresa considerata ammontano a 9.303 euro annui, il 42,5% in più rispetto alla media dei tre Paesi europei. Il divario resta significativo anche escludendo la componente fiscale: il costo dell’elettricità in Italia risulta comunque superiore del 18%.
Un altro elemento critico è la dipendenza dal gas, che rappresenta il 44,1% della produzione elettrica nazionale, contro una media europea del 16,9%. Una caratteristica che rende il sistema italiano particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici.
Competitività del Made in Italy sotto pressione
Il problema riguarda un settore strategico dell’economia nazionale: in Italia operano 337mila piccole imprese manifatturiere, con 1,83 milioni di addetti e oltre 100 miliardi di euro di valore aggiunto. Per queste realtà, bollette più elevate significano minori risorse da destinare a innovazione, occupazione e crescita.
Il tema è al centro della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità di Confartigianato, in programma dal 19 al 24 ottobre, con iniziative dedicate all’efficienza energetica e alla transizione green. La sfida resta quella di ridurre il divario dei costi con l’Europa, sostenendo gli investimenti in efficienza e fonti rinnovabili senza compromettere la competitività delle imprese italiane.