Le imprese guardano ai ricavi con fiducia, ma quando si tratta di investire prevale una maggiore cautela. È il doppio segnale che emerge mettendo a confronto le indicazioni raccolte al Forum TEHA di Cernobbio con l’ultima indagine della Banca d’Italia sulle aziende industriali e dei servizi. Due rilevazioni differenti per metodologia e campione, ma che insieme restituiscono un quadro interessante per comprendere le decisioni che imprenditori e manager stanno prendendo nel 2026.
Al Forum organizzato da TEHA Group – The European House Ambrosetti, il 72,1% degli oltre 200 manager e imprenditori coinvolti nel sondaggio elettronico prevede di chiudere il 2026 con un fatturato superiore all’anno precedente. Nel dettaglio, il 50,8% stima un incremento entro il 10%, mentre il 21,3% si aspetta una crescita superiore. Soltanto l’8,2% indica invece una possibile contrazione dei ricavi. Anche il confronto competitivo restituisce ottimismo: il 59,6% degli intervistati ritiene che la propria azienda stia ottenendo risultati migliori rispetto ai concorrenti.
La fotografia cambia quando l’attenzione si sposta sugli investimenti. Secondo l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi pubblicata dalla Banca d’Italia, le aziende con almeno 20 addetti prevedono per il 2026 una contrazione della spesa per investimenti, dopo l’accelerazione registrata nel 2025. Il calo atteso è del 4,9% nel complesso e risulta particolarmente marcato nella manifattura, dove raggiunge il 9,2%. Più contenuta la flessione prevista nei servizi, pari al 2,5%.
È soprattutto la dimensione aziendale a fare la differenza. Le imprese tra 20 e 49 addetti prevedono una riduzione degli investimenti dell’11,8%, contro il 7,7% delle aziende tra 50 e 199 dipendenti, il 4,2% di quelle tra 200 e 499 addetti e appena l’1,2% delle realtà con almeno 500 dipendenti. Una distanza che evidenzia quanto la capacità di sostenere nuovi progetti rimanga legata alla dimensione e alla disponibilità di risorse finanziarie.
Il 2025 aveva mostrato segnali differenti. Banca d’Italia rileva infatti che gli investimenti erano cresciuti complessivamente, sostenuti soprattutto dalla manifattura e dal settore energetico, mentre l’occupazione aveva continuato ad aumentare. Per il 2026 le imprese prevedono ancora una crescita degli addetti, ma mostrano maggiore prudenza nell’impegnare capitale in nuovi progetti.
Per amministratori delegati e imprenditori, il punto centrale è proprio questa divergenza. Una crescita dei ricavi non si traduce automaticamente in maggiore propensione a investire, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni. In una fase caratterizzata da trasformazione tecnologica, competizione internazionale e necessità di aumentare la produttività, rinviare gli investimenti può proteggere liquidità e margini nel breve periodo, ma rischia di ampliare nel tempo la distanza rispetto alle imprese più strutturate.
I segnali provenienti dal 2026 descrivono quindi un sistema produttivo che non sembra rinunciare alla crescita, ma che seleziona con maggiore attenzione dove impiegare le proprie risorse. La questione, nei prossimi mesi, sarà capire se la fiducia sui ricavi riuscirà a trasformarsi nuovamente in investimenti oppure se la prudenza continuerà a prevalere.