Trecento milioni di euro per accompagnare la filiera italiana dell’automotive nella trasformazione industriale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto le risorse attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo, con un decreto firmato dal ministro Adolfo Urso. Il provvedimento dà seguito al Dpcm dello scorso 10 giugno, che ha rimodulato le risorse del Fondo Automotive per il periodo 2026-2030, destinando quasi il 70% dei fondi agli incentivi rivolti all’offerta. L’obiettivo dichiarato dal Mimit è sostenere la transizione verde e lo sviluppo di tecnologie per una mobilità a basse emissioni, autonoma, connessa e sicura.
Per le imprese, il punto centrale riguarda la tipologia degli investimenti finanziabili. Come spiega il Mimit nella nota del 7 settembre, potranno accedere alle agevolazioni programmi dedicati allo sviluppo, all’ingegnerizzazione, al testing e alla produzione di nuovi veicoli e soluzioni per la mobilità, oltre a sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni. Sono inclusi anche componenti e tecnologie avanzate, così come progetti di diversificazione e riconversione industriale verso attività strategiche caratterizzate da un’elevata intensità di ricerca e sviluppo.
Gli investimenti produttivi potranno essere affiancati da programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. È prevista inoltre la possibilità di finanziare la formazione del personale, entro il limite del 10% dell’investimento complessivo. Un aspetto rilevante per le aziende chiamate non soltanto ad aggiornare impianti e prodotti, ma anche ad adeguare le competenze interne alle nuove tecnologie della mobilità.
La distribuzione delle risorse individua priorità precise. Secondo quanto stabilito dal decreto e comunicato dal Mimit, il 60% dei fondi è riservato ai progetti presentati dalle PMI, con un quarto di questa quota destinato esclusivamente a micro e piccole imprese. Il 40% delle risorse è invece riservato ai programmi realizzati negli stabilimenti del Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Ulteriori quote del 10% sono riservate alle aziende in possesso del rating di legalità e a quelle con certificazione della parità di genere.
Sul piano finanziario, gli incentivi potranno assumere la forma di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, arrivando a coprire fino al 75% delle spese ammissibili. Le aziende potranno presentare i progetti anche congiuntamente, fino a un massimo di cinque partecipanti. Le domande saranno valutate in ordine cronologico attraverso un’istruttoria articolata in due fasi e, precisa il Ministero, la concessione delle agevolazioni dovrà essere deliberata entro 120 giorni dalla ricezione della richiesta.
Per conoscere tempi e modalità operative bisognerà però attendere ancora. Il Mimit ha annunciato che un successivo decreto direttoriale definirà le procedure per la presentazione delle domande e per la concessione degli incentivi. Per imprenditori e manager della filiera, il passaggio rappresenta quindi un elemento da monitorare: i 300 milioni sono stati stanziati e le priorità definite, ma lo sportello non è ancora operativo.
Il provvedimento si inserisce in una strategia pluriennale per accompagnare una delle filiere industriali maggiormente esposte alla trasformazione tecnologica. Come ha spiegato Urso presentando la misura, l’intenzione è fornire alle imprese uno strumento per continuare a investire durante questa fase di cambiamento. Per le aziende dell’automotive, la partita riguarda ormai non soltanto la transizione verso veicoli a basse emissioni, ma la capacità di mantenere in Italia competenze, produzione e valore aggiunto mentre cambiano tecnologie e modelli di mobilità.