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Confesercenti, in quattro anni persi 46 miliardi di potere d’acquisto

Dal 2022 gli shock energetici hanno eroso anche oltre 30 miliardi di consumi e quasi 52 miliardi di Pil reale. La pressione fiscale, secondo l’associazione, è aumentata di 77 miliardi rispetto allo scenario con aliquote ferme al 2021

by Redazione Corriere Business
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Gli shock energetici legati alle tensioni internazionali hanno lasciato un conto pesante sull’economia italiana. Secondo una stima di Confesercenti, dal 2022 a oggi il Paese ha perso circa 46 miliardi di euro di potere d’acquisto, considerando il solo effetto degli aumenti dell’energia sull’inflazione. Una dinamica che si è riflessa anche sui consumi, diminuiti di oltre 30 miliardi, e sul prodotto interno lordo reale, con una perdita stimata in quasi 52 miliardi.

Il quadro è stato illustrato dal presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, che definisce gli ultimi quattro anni una fase di “vulnerabilità permanente” dell’economia italiana, caratterizzata dalla successione di shock internazionali. Secondo l’associazione, la capacità di tenuta del sistema economico è stata significativa, ma ha avuto un costo in termini di reddito disponibile e capacità di spesa. L’aumento dei prezzi energetici ha infatti alimentato l’inflazione, comprimendo progressivamente il potere d’acquisto delle famiglie e incidendo sulla domanda interna.

A questo si aggiunge, secondo Confesercenti, l’evoluzione della pressione fiscale. Famiglie e imprese avrebbero versato complessivamente circa 77 miliardi di euro di imposte in più rispetto a quanto avrebbero pagato se la pressione fiscale fosse rimasta invariata ai livelli del 2021. Il dato viene presentato dall’associazione insieme alla stima sull’erosione del potere d’acquisto e fotografa, nella sua lettura, la combinazione tra maggiore costo della vita e maggiore prelievo sul sistema economico.

Il tema del caro energia resta centrale anche nelle prospettive dei prossimi mesi. Già a settembre Confesercenti aveva segnalato l’accelerazione dell’inflazione, con l’indice dei prezzi al consumo salito ad agosto al 3,3% su base annua, soprattutto per effetto della componente energetica. L’associazione aveva inoltre stimato fino a 1,8 miliardi di euro di maggiore spesa per i carburanti tra luglio e agosto rispetto allo stesso periodo del 2025 e circa 870 milioni di maggiori costi energetici per le imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza.

Il quadro delineato da Confesercenti evidenzia quindi come l’impatto degli shock energetici non si sia limitato all’aumento delle bollette, ma abbia attraversato l’intera economia attraverso prezzi, consumi e attività produttiva. Per famiglie e imprese, la questione resta legata soprattutto alla capacità di assorbire nuovi aumenti dei costi senza un’ulteriore contrazione della domanda. La dinamica dell’energia e dell’inflazione continuerà così a rappresentare una delle variabili decisive per il potere d’acquisto e per la tenuta dei consumi nei prossimi mesi.

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