Confindustria e Ministero delle Imprese e del Made in Italy rafforzano la collaborazione sulla politica industriale. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e il ministro Adolfo Urso hanno firmato a Palazzo Piacentini due protocolli d’intesa con l’obiettivo di rendere più stretto il raccordo tra istituzioni e sistema produttivo nella gestione delle crisi aziendali e territoriali, nei processi di reindustrializzazione e nel sostegno alle imprese.
Entrambi gli accordi hanno una durata di tre anni e intervengono su due fronti distinti ma collegati: da una parte la gestione delle situazioni di difficoltà industriale, dall’altra il rafforzamento della rete delle Case del Made in Italy e del rapporto con il sistema territoriale di Confindustria.
Dalla crisi alla reindustrializzazione
Il primo protocollo riguarda i processi di reindustrializzazione e la gestione delle crisi aziendali e territoriali. L’obiettivo è ampliare l’azione rispetto alla singola vertenza, coinvolgendo anche le imprese potenzialmente interessate a investire, rilevare o riconvertire attività produttive.
L’intesa prevede il sostegno a partnership e acquisizioni, oltre che a operazioni di reshoring, cioè il rientro in Italia di attività produttive precedentemente delocalizzate. Al centro ci sono la salvaguardia delle competenze e dei livelli occupazionali, ma anche la possibilità di favorire nuovi insediamenti e processi di diversificazione produttiva. Per seguire queste attività sarà istituito un tavolo tecnico permanente tra Mimit e Confindustria, chiamato a monitorare i percorsi avviati e a individuare possibili soluzioni industriali.
Più vicine alle imprese le Case del Made in Italy
Il secondo protocollo punta invece a rafforzare il collegamento tra la rete delle Case del Made in Italy, presidi territoriali del Ministero, e le associazioni territoriali e settoriali di Confindustria. L’obiettivo è avvicinare le politiche industriali nazionali alle esigenze concrete delle imprese e alle caratteristiche dei diversi territori, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese e alle aziende artigiane.
La collaborazione prevede incontri sul territorio, attività di informazione e orientamento, roadshow e iniziative di matchmaking, oltre a una ricognizione delle competenze richieste dal sistema produttivo. Il lavoro sarà sviluppato anche in raccordo con la Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.
L’obiettivo è trasformare gli accordi in investimenti
Il punto centrale delle due intese è quindi il passaggio da un modello prevalentemente legato alla gestione delle emergenze a un approccio che punta a individuare nuove soluzioni industriali e nuovi investitori.
Per Confindustria, il sistema associativo può contribuire a intercettare i fabbisogni delle imprese e a mettere in relazione territori, aziende e istituzioni. Per il Mimit, la rete delle Case del Made in Italy può diventare un presidio più vicino alle necessità del tessuto produttivo.
Gli accordi si inseriscono nel quadro del Libro Bianco “Made in Italy 2030” e puntano a rafforzare il coordinamento tra politica industriale nazionale e sistema produttivo. La sfida, ora, sarà trasformare i nuovi strumenti di collaborazione in progetti di investimento, reindustrializzazione e rilancio delle attività produttive.