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Germania, fiducia delle imprese ai massimi da tre anni

L’indice Ifo sale a 89,9 punti a settembre, dal 88,8 di agosto. Gli istituti di ricerca tedeschi alzano intanto all’1,3% la stima di crescita del Pil 2026, ma restano i nodi legati a energia e struttura dell’economia

by Lucia Di Candilo
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La fiducia delle imprese tedesche torna a rafforzarsi e offre un nuovo segnale di consolidamento della ripresa dell’economia. A settembre l’indice Ifo è salito a 89,9 punti, dagli 88,8 di agosto, registrando il quinto aumento consecutivo e raggiungendo il livello più alto degli ultimi anni. Il dato ha inoltre superato le attese degli analisti, che indicavano un valore intorno a 89 punti. A migliorare sono state sia la valutazione della situazione attuale sia le aspettative per i prossimi mesi.

Il miglioramento interessa tutti i principali comparti monitorati dall’Ifo: industria, servizi, commercio ed edilizia. Nel manifatturiero emergono segnali positivi soprattutto per il comparto delle apparecchiature elettriche, mentre il quadro resta più complesso per l’automotive, alle prese con una fase difficile e con portafogli ordini ancora giudicati insufficienti. Il dato conferma quindi una ripresa che procede, ma con velocità differenti tra i settori e con alcune componenti dell’economia ancora deboli.

A rafforzare il quadro arrivano anche le nuove previsioni della Gemeinschaftsdiagnose, il rapporto congiunto dei principali istituti di ricerca economica tedeschi. Per il 2026 viene stimata una crescita del Pil dell’1,3%, con una revisione al rialzo di 0,7 punti rispetto alle previsioni di primavera. Per il 2027 la crescita è prevista all’1,1%, mentre nel 2028 la dinamica dovrebbe rallentare allo 0,4%. Secondo gli istituti, l’economia tedesca è entrata in una fase di ripresa dalla fine del 2025, dopo un prolungato periodo di debolezza.

La ripresa resta tuttavia esposta a diversi fattori di rischio. I prezzi elevati dell’energia continuano a pesare sull’attività produttiva e sulla capacità di spesa delle famiglie, mentre l’industria deve confrontarsi con problemi strutturali e con una dinamica demografica che riduce progressivamente la disponibilità di forza lavoro. Nel terzo trimestre, inoltre, la produzione industriale ha risentito del basso livello delle acque su alcune importanti vie navigabili, con effetti soprattutto sulla chimica e sui trasporti. Gli istituti prevedono per il 2026 un’inflazione del 2,8%, destinata a salire al 3,2% nel 2027 prima di tornare al 2% nel 2028.

Per la Germania, dunque, i dati di settembre delineano una fase di miglioramento delle aspettative accompagnata da una crescita ancora moderata. Il rafforzamento della fiducia rappresenta un segnale positivo per investimenti e attività produttiva, ma la traiettoria resta condizionata dal costo dell’energia, dalla competitività dell’industria e dalla capacità dell’economia di superare i propri vincoli strutturali. Per l’Italia, il quadro tedesco resta particolarmente rilevante considerando il peso della Germania negli scambi commerciali e nelle catene industriali europee.

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