Meno turisti in arrivo, ma più notti trascorse nelle strutture ricettive. È il dato apparentemente contraddittorio che emerge dalla fotografia del turismo italiano nel secondo trimestre del 2026 e che, per le imprese del settore, può essere più interessante di un semplice aumento del numero dei visitatori.
Secondo il comunicato diffuso dall’Istat il 14 settembre, tra aprile e giugno il complesso degli esercizi ricettivi italiani ha registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze. Rispetto allo stesso trimestre del 2025, gli arrivi sono diminuiti dello 0,8%, mentre le presenze, cioè le notti effettivamente trascorse nelle strutture, sono aumentate del 3,9%.
È una differenza importante. Per alberghi, ristorazione, commercio e servizi turistici, infatti, non conta soltanto quante persone raggiungano una destinazione, ma anche quanto tempo vi rimangano.
Il turismo italiano parla sempre più straniero
A sostenere maggiormente il mercato è la domanda internazionale. Secondo Istat, gli stranieri hanno rappresentato nel secondo trimestre il 61,6% delle presenze complessive. Rispetto allo stesso periodo del 2025, le loro presenze sono cresciute del 4,6%, contro il +2,7% registrato dalla clientela italiana.
Anche la durata dei soggiorni conferma la differenza. La permanenza media complessiva è stata di 3,15 notti, in lieve aumento rispetto all’anno precedente, ma sale a 3,34 notti per gli stranieri e si ferma a 2,88 per gli italiani.
Per le imprese della filiera è un’indicazione rilevante. Un visitatore che rimane più a lungo amplia infatti le occasioni di spesa sul territorio: non soltanto pernottamenti, ma ristorazione, mobilità, commercio, cultura ed esperienze.
Corre soprattutto l’extralberghiero
Il secondo elemento da osservare è la diversa velocità con cui stanno crescendo le forme di ospitalità. Nel trimestre gli alberghi hanno totalizzato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze. Il comparto extra-alberghiero, nel quale Istat comprende anche case e appartamenti affittati per finalità turistiche, ha registrato oltre 19,3 milioni di arrivi e circa 70,3 milioni di presenze.
È però il ritmo di crescita a fare la differenza. Rispetto al 2025 le presenze negli esercizi extra-alberghieri sono aumentate del 5,6%, più del doppio del +2,4% degli alberghi. Nell’extralberghiero la componente straniera segna addirittura un +6,4%.
Non significa che l’hotel stia perdendo centralità: con oltre 77 milioni di pernottamenti nel trimestre resta una componente fondamentale dell’offerta. I dati mostrano però una domanda sempre più distribuita tra formule differenti di soggiorno.
Dal numero dei turisti al valore generato
Anche l’andamento mensile offre un’indicazione. Maggio ha registrato la crescita tendenziale più forte delle presenze, con +8,8% complessivo e un +10,1% per gli stranieri. Giugno rimane invece il mese con il maggior peso sul trimestre, concentrando il 44,1% delle presenze. Per le imprese turistiche la sfida diventa quindi trasformare la maggiore permanenza in maggiore valore economico.
La lieve diminuzione degli arrivi dimostra infatti che misurare la forza del turismo soltanto contando quanti visitatori entrano nel Paese rischia di offrire una fotografia incompleta. Durata del soggiorno, capacità di spesa, servizi acquistati e distribuzione dei flussi sul territorio sono variabili altrettanto importanti. I numeri Istat indicano soprattutto una direzione: l’Italia continua ad attrarre una domanda internazionale forte e i visitatori rimangono mediamente più a lungo.
Per alberghi, ristoratori, operatori culturali e imprese dei servizi, il prossimo salto non sarà necessariamente avere sempre più turisti. Sarà riuscire a creare più valore intorno a ogni giorno trascorso in Italia.