In Italia oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione residente. È quanto emerge dal rapporto “La povertà in Italia – Anno 2025”, pubblicato il 15 ottobre 2026 dall’Istat.
Le famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere un livello di consumi considerato essenziale sono oltre 2,1 milioni, pari all’8% del totale. Il fenomeno risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, quando l’incidenza era dell’8,4% tra le famiglie e del 9,8% tra gli individui.
In termini assoluti, tuttavia, si registra una riduzione di circa 119mila famiglie e 309mila persone rispetto all’anno precedente. Un miglioramento che non modifica la dimensione strutturale del problema, ancora particolarmente rilevante per alcune fasce della popolazione.
Minori e giovani tra i più esposti
La povertà continua a colpire soprattutto le generazioni più giovani. Nel 2025 sono 1 milione e 136mila i minori in povertà assoluta, con un’incidenza del 12,5%, superiore alla media nazionale. Una situazione analoga riguarda i giovani tra i 18 e i 34 anni, tra i quali la quota raggiunge il 12,1%, coinvolgendo quasi 1,2 milioni di persone.
Il rischio diminuisce progressivamente con l’età: l’incidenza si attesta all’8,9% nella fascia tra 35 e 64 anni e al 6,1% tra gli over 65. Particolarmente vulnerabili risultano le famiglie numerose. La povertà assoluta interessa il 19,2% dei nuclei con almeno cinque componenti, mentre tra le famiglie monogenitore l’incidenza raggiunge l’11,5%.
Il Mezzogiorno resta l’area più colpita
Le differenze territoriali continuano a rappresentare uno degli elementi più significativi del rapporto. Nel Mezzogiorno la povertà assoluta coinvolge circa 813mila famiglie, pari al 9,6% dei nuclei residenti. Il dato è in miglioramento rispetto al 10,5% del 2024, ma resta il più elevato tra le ripartizioni territoriali.
Nel Nord-ovest l’incidenza si attesta al 7,7%, nel Nord-est al 7,4%, mentre il Centro registra il valore più contenuto, pari al 6,3%. La distribuzione geografica conferma dunque la persistenza di un divario economico tra le diverse aree del Paese, nonostante alcuni segnali di riduzione della povertà nel Sud.
Avere un lavoro non sempre basta
Un altro aspetto rilevante riguarda il rapporto tra occupazione e condizioni economiche. La presenza di un reddito da lavoro non garantisce necessariamente l’uscita dalla povertà. Tra le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3%, pur risultando in diminuzione rispetto al 15,6% del 2024.
Il dato evidenzia come la vulnerabilità economica possa interessare anche nuclei con un componente occupato, soprattutto quando il reddito disponibile deve sostenere più persone. La situazione resta particolarmente critica per le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione: in questo caso l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 20,7%.
Quasi 8,7 milioni in povertà relativa
Accanto alla povertà assoluta, l’Istat rileva anche la diffusione della povertà relativa, che misura la condizione economica delle famiglie rispetto agli standard medi di consumo della popolazione. Nel 2025 sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di persone. L’incidenza si attesta al 10,8% tra le famiglie e al 14,8% tra gli individui, valori sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente. Il quadro complessivo mostra quindi una situazione di persistente fragilità economica, nella quale la stabilizzazione degli indicatori non coincide con il superamento delle difficoltà.
Per il Paese, la sfida resta quella di rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, sostenere l’occupazione e ridurre le disuguaglianze territoriali e generazionali. La presenza di oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta conferma quanto il tema rimanga centrale per le prospettive sociali ed economiche dell’Italia.