Home Focus BusinessImprese familiari alla prova del ricambio: quando il passaggio generazionale diventa una scelta strategica

Imprese familiari alla prova del ricambio: quando il passaggio generazionale diventa una scelta strategica

La successione non riguarda soltanto gli eredi: per molte aziende significa scegliere tra continuità familiare, manager esterni, apertura del capitale o vendita a nuovi soci

by Redazione Corriere Business
0 comments

Il passaggio generazionale sta diventando una delle questioni strategiche più rilevanti per una parte consistente del sistema produttivo italiano. Le imprese familiari rappresentano infatti circa il 66% delle aziende italiane con un fatturato superiore a 20 milioni di euro, secondo i dati dell’Osservatorio AUB promosso da AIDAF, UniCredit, Bocconi e altri partner. Non si tratta quindi di un tema circoscritto alle piccole attività: riguarda una componente centrale dell’industria, dei servizi e del Made in Italy.

La pressione sul ricambio è destinata ad aumentare. La XVII edizione dell’Osservatorio AUB stima che, nel decennio 2025-2034, il 33,5% delle aziende familiari potrebbe essere interessato da un passaggio generazionale. La quota salirebbe fino al 48,8% ipotizzando l’adozione di una best practice di governance, con il trasferimento della guida alla generazione successiva intorno ai 70 anni anziché all’età media oggi osservata, vicina ai 75.

Il punto, però, è che successione non significa necessariamente affidare l’azienda a un figlio. Per molti imprenditori la scelta può essere più articolata: mantenere la proprietà familiare affidando la gestione a manager esterni, aprire una quota del capitale a investitori, quotarsi, far entrare un fondo di private equity oppure cedere l’azienda a un operatore industriale. In tutti questi casi il passaggio generazionale diventa una decisione sulla struttura futura dell’impresa.

I numeri mostrano che l’apertura del capitale è già una strada percorsa da una parte delle aziende. Secondo l’Osservatorio AUB, circa l’8,3% delle imprese familiari con oltre 20 milioni di fatturato ha aperto il capitale a soggetti esterni alla famiglia, attraverso cessioni di minoranza, quotazioni o passaggi del controllo. La modalità più frequente è proprio la cessione del controllo.

Il problema è particolarmente evidente quando si guarda alle imprese di dimensioni minori. Unioncamere e InfoCamere rilevavano nel 2025 che oltre 314mila titolari di imprese individuali avevano almeno 70 anni, pari al 10,7% del totale, contro l’8,9% di dieci anni prima. Nei comparti più tradizionali e in alcune aree del Paese il fenomeno è ancora più marcato, segnalando un rischio concreto di perdita di attività, competenze e presidio economico del territorio.

Per un imprenditore, rimandare la successione può diventare quindi un rischio aziendale. Più il processo viene affrontato tardi, più si riducono le opzioni disponibili: preparare una nuova leadership richiede tempo, così come costruire una governance capace di separare proprietà e gestione o individuare investitori coerenti con la strategia dell’impresa.

La vera domanda non è più soltanto chi prenderà il posto dell’imprenditore, ma quale struttura consentirà all’azienda di continuare a crescere dopo di lui. In molti casi il passaggio generazionale potrebbe trasformarsi da momento di fragilità a occasione per rafforzare management, capitale e dimensione dell’impresa. Ma perché accada, la successione deve essere trattata come una decisione strategica, non come un evento da affrontare quando diventa inevitabile.

You may also like

Leave a Comment