L’intelligenza artificiale corre, ma una larga parte delle microimprese italiane sembra ancora osservare la trasformazione da lontano. Solo il 5% delle aziende fino a nove addetti utilizza l’AI, in maniera estensiva o limitata, mentre il 73% degli imprenditori dichiara di non avere dimestichezza con questa tecnologia o di non averne pianificato l’utilizzo. È quanto emerge dalla seconda indagine sull’alfabetizzazione finanziaria e sulle competenze di finanza digitale delle piccole imprese, pubblicata l’8 settembre dalla Banca d’Italia.
La rilevazione, condotta nel primo semestre del 2025 su 5.000 titolari di microimprese, offre una fotografia significativa del rapporto tra il tessuto produttivo più piccolo e l’innovazione. Se l’intelligenza artificiale resta poco diffusa, il cloud è ormai decisamente più presente: viene utilizzato, in forma estensiva o limitata, dal 44% delle aziende. Molto più contenuto anche l’impiego della robotica, che raggiunge il 6%, e dell’interconnessione dei processi, ferma al 4%.
L’adozione dell’AI non è però uniforme. Secondo i risultati dell’indagine di Banca d’Italia, l’utilizzo è più frequente nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. La robotica trova invece maggiore spazio nel manifatturiero. Differenze che mostrano come caratteristiche del settore e organizzazione dell’impresa continuino a incidere sulla possibilità di introdurre strumenti tecnologici avanzati.
Dallo studio emerge anche un altro elemento rilevante per imprenditori e professionisti: la propensione ad adottare almeno una tecnologia tra AI, robotica e interconnessione dei sistemi è positivamente associata al livello di conoscenze finanziarie dell’imprenditore. Banca d’Italia sottolinea come maggiori competenze possano favorire una migliore capacità di valutare i ritorni economici degli investimenti digitali. L’alfabetizzazione finanziaria media delle microimprese raggiunge 74 punti su 100, in leggero miglioramento rispetto all’indagine del 2021, anche se restano difficoltà nella comprensione di alcuni concetti economico-finanziari di base.
Il dato sull’intelligenza artificiale pone quindi una questione che va oltre la semplice digitalizzazione. Per una microimpresa, introdurre l’AI significa innanzitutto capire dove possa produrre un ritorno concreto: dall’automazione delle attività amministrative alla gestione dei clienti, fino all’analisi dei dati e al supporto dei processi commerciali. La barriera non è necessariamente soltanto economica, ma riguarda competenze, organizzazione e capacità di individuare applicazioni realmente utili.
È proprio qui che il ritardo rischia di trasformarsi in un problema competitivo. Le microimprese non devono necessariamente adottare ogni nuova tecnologia, ma una distanza troppo ampia nell’utilizzo degli strumenti digitali può tradursi nel tempo in differenze di produttività e capacità organizzativa. Il 5% registrato da Banca d’Italia racconta dunque un mercato ancora agli inizi: la vera partita sarà capire quanto rapidamente l’intelligenza artificiale riuscirà a passare dalla sperimentazione delle imprese più innovative all’operatività quotidiana del tessuto produttivo italiano.