Non sono più soltanto automobili. Per una fascia sempre più sofisticata di collezionisti internazionali, le vetture storiche e le hypercar in serie limitata sono diventate beni da collezione capaci di raggiungere valutazioni paragonabili a quelle delle grandi opere d’arte.
L’ultima dimostrazione arriva dalla California. Le aste organizzate durante la Monterey Car Week 2026, uno degli appuntamenti mondiali più importanti per il collezionismo automobilistico, hanno raggiunto complessivamente circa 762 milioni di dollari di vendite, stabilendo un nuovo record.
Tra il 13 e il 15 agosto le principali case d’asta hanno venduto 859 delle 1.133 automobili proposte, con un tasso di aggiudicazione complessivo del 76%. Ancora più significativo è il valore medio delle transazioni: circa 887 mila dollari per vettura, contro i 525 mila dell’anno precedente.
Ben 142 automobili hanno superato il milione di dollari e 11 sono state aggiudicate per più di 10 milioni. Numeri che mostrano quanto la fascia superiore del mercato sia ormai diventata un segmento autonomo dell’economia globale del lusso.
Una Shelby Cobra da quasi 43 milioni
A conquistare il primato della settimana è stata una Shelby Cobra Daytona Coupe del 1964, venduta da Gooding Christie’s per 42,9 milioni di dollari. Non è soltanto un record per il modello. È diventata l’automobile americana più costosa mai venduta all’asta, superando di oltre 20 milioni il precedente primato, detenuto da una Duesenberg SSJ appartenuta all’attore Gary Cooper.
Il prezzo racconta bene le dinamiche di questo mercato. Della Cobra Daytona Coupé furono costruiti soltanto sei esemplari e quello venduto a Pebble Beach è particolarmente importante per la sua storia sportiva. Scarsità, provenienza, autenticità e rilevanza storica diventano così moltiplicatori del valore.
L’asta Gooding Christie’s ha chiuso complessivamente con oltre 159 milioni di dollari di vendite, il miglior risultato nella storia della casa d’aste, e un tasso di aggiudicazione del 94%. Ventotto lotti hanno superato il milione di dollari.
Ma il record della Shelby non è stato un caso isolato. Una McLaren F1 GTR del 1996 è passata di mano per 34,655 milioni, diventando la McLaren e l’automobile britannica più costose mai vendute all’asta. Una Chevrolet Corvette Grand Sport del 1963 ha invece raggiunto 18,705 milioni, stabilendo il nuovo record assoluto per una Corvette.
Ferrari resta uno dei marchi più desiderati
In questo mercato l’Italia occupa una posizione privilegiata e il nome centrale continua a essere Ferrari. Alla sola asta di RM Sotheby’s a Monterey, sei delle dieci automobili con le aggiudicazioni più elevate erano Ferrari. Tra queste figuravano Daytona SP3, F50, 288 GTO, Enzo e LaFerrari.
Il fenomeno non riguarda soltanto le vetture storiche. Una Ferrari Enzo del 2003 è stata venduta da Broad Arrow per 10,675 milioni di dollari, mentre una Bugatti W16 Mistral del 2025 ha raggiunto 8,805 milioni. L’asta ha totalizzato 97,4 milioni, con oltre 1.400 offerenti registrati.
Il dato interessante è proprio questo: accanto alle classiche degli anni Cinquanta e Sessanta si sta consolidando il mercato delle cosiddette modern collectibles, automobili relativamente recenti prodotte in pochissimi esemplari, caratterizzate da prestazioni eccezionali e spesso già acquistate con una prospettiva collezionistica.
Ferrari Enzo, F40, F50, LaFerrari, Porsche Carrera GT, McLaren F1 e alcune Bugatti sono ormai trattate come oggetti da collezione indipendentemente dalla loro età.
Perché alcune automobili valgono decine di milioni
Il valore di una collectible car dipende da una combinazione di fattori molto diversa da quella che determina il prezzo di un’automobile tradizionale. La rarità è il primo. Una produzione limitata crea scarsità, ma non basta. Conta la storia del singolo esemplare: chi lo ha posseduto, quali competizioni ha disputato, se conserva motore, carrozzeria e componenti originali e quanto è documentata la sua provenienza.
C’è poi il marchio. Ferrari rappresenta probabilmente il caso più evidente di come patrimonio sportivo, esclusività e continuità del brand possano tradursi in valore economico sul mercato secondario.
Infine interviene la qualità dell’offerta. Nel segmento più alto non esiste un prezzo standardizzato: due esemplari apparentemente identici possono raggiungere quotazioni molto diverse in funzione della storia, delle condizioni e della documentazione. È una dinamica simile a quella delle opere d’arte: l’oggetto è importante, ma lo è altrettanto la storia che quell’oggetto porta con sé.
Un ecosistema che va molto oltre le aste
Dietro le aggiudicazioni milionarie esiste inoltre un’intera economia. Case d’asta, dealer specializzati, restauratori, assicurazioni, società di trasporto internazionale, consulenti, gestori di collezioni e strutture dedicate alla custodia delle vetture compongono un ecosistema che ruota attorno ai grandi patrimoni automobilistici.
A Monterey, RM Sotheby’s ha realizzato da sola oltre 380 milioni di dollari, il miglior risultato mai ottenuto dalla società in una singola asta. Su 199 lotti proposti è stato venduto il 90% delle automobili, con compratori provenienti da 39 Paesi. Sessantanove vetture hanno superato il milione di dollari, 14 i cinque milioni e sei i dieci milioni.
La dimensione internazionale è uno degli elementi decisivi del business. Un’automobile può essere venduta negli Stati Uniti a un compratore asiatico o mediorientale, restaurata in Europa e custodita in un’altra giurisdizione. La logistica e la gestione patrimoniale diventano quindi parte integrante dell’investimento.
Investimento o passione?
Resta però una distinzione fondamentale rispetto agli strumenti finanziari tradizionali. Un’automobile da collezione non genera automaticamente reddito e comporta costi significativi di assicurazione, manutenzione, conservazione e compravendita. Inoltre, la crescita delle quotazioni non riguarda indistintamente tutte le vetture.
I risultati di Monterey suggeriscono piuttosto una crescente polarizzazione del mercato: gli esemplari eccezionali per rarità, provenienza e qualità attirano capitali molto elevati, mentre essere semplicemente “vecchia” o costosa non trasforma automaticamente un’automobile in un investimento.
Il tasso complessivo di vendita del 76% registrato durante la settimana conferma che anche in una fase di euforia una parte dell’offerta rimane senza compratori. È quindi un mercato nel quale competenza e selezione assumono un peso determinante.
Quando l’auto diventa un asset da collezione
I 762 milioni di dollari scambiati in pochi giorni in California mostrano soprattutto quanto sia cambiato il concetto stesso di automobile di lusso. Al vertice del mercato, un’auto non viene più valutata soltanto per ciò che permette di fare, ma per ciò che rappresenta: un pezzo di storia industriale, un risultato sportivo, un esercizio di design o l’espressione di una tecnologia destinata a non essere più replicata.
È questa scarsità culturale, prima ancora che materiale, ad attirare i grandi collezionisti. E in un’epoca in cui l’automobile sta attraversando una delle trasformazioni tecnologiche più profonde della propria storia, il paradosso è evidente: mentre l’industria investe miliardi nel futuro elettrico e digitale, una parte crescente dei grandi patrimoni continua a contendersi le icone meccaniche del passato.