Se da un lato la presenza sui social offre opportunità straordinarie agli imprenditori, dall’altro comporta rischi e limiti che è importante considerare. Il primo è la sovraesposizione personale. Quando il fondatore diventa il principale motore della comunicazione aziendale, il brand finisce per dipendere in modo eccessivo dalla sua immagine. Un errore di comunicazione, una polemica, un contenuto frainteso possono avere un impatto immediato sulle vendite o sulla reputazione dell’impresa. La linea tra autenticità e vulnerabilità diventa molto sottile.
Un secondo rischio riguarda la dipendenza dagli algoritmi. Le piattaforme modificano costantemente criteri di visibilità e priorità editoriali: ciò che oggi funziona, domani può non raggiungere più nessuno. Affidare una quota significativa della strategia di marketing all’umore delle piattaforme significa operare in un ecosistema poco prevedibile. Questo può costringere gli imprenditori a una produzione continua di contenuti per restare rilevanti, con un dispendio di energie e risorse che non sempre è sostenibile.
Esiste poi il tema della credibilità professionale. In un ambiente dominato da intrattenimento e immediatezza, la comunicazione più tecnica o specialistica rischia di essere travisata o banalizzata. Alcuni settori — finanza, sanità, servizi complessi — richiedono un linguaggio accurato, e l’eccessiva semplificazione può generare aspettative distorte o veri e propri fraintendimenti. Il rischio è trasformarsi più in personaggi che in punti di riferimento autorevoli.
Un altro aspetto critico è la gestione della privacy aziendale. Nel desiderio di mostrare “dietro le quinte”, alcuni imprenditori potrebbero condividere processi interni, dinamiche di team o informazioni strategiche che sarebbe meglio mantenere riservate. Per molte imprese, soprattutto nei settori altamente competitivi, questo può diventare un punto debole sfruttabile dai concorrenti.
Infine, c’è il rischio più sottile: la disonanza tra immagine personale e realtà aziendale. Se la narrativa social dell’imprenditore promette eccellenza, velocità, innovazione, ma l’esperienza concreta dei clienti non rispecchia tale racconto, la delusione può trasformarsi in un boomerang reputazionale. La coerenza tra ciò che si comunica e ciò che si fa resta la vera discriminante.
Nonostante questi limiti, la figura dell’imprenditore-influencer è destinata a crescere. L’importante è che questa visibilità sia sempre integrata in una strategia aziendale solida, consapevole e sostenibile. Perché l’immagine può accelerare il business — ma solo se resta al servizio della qualità reale dell’impresa, e non viceversa.