Sempre più imprenditori italiani stanno diventando influencer di successo, trasformando la presenza sui social in un asset strategico. Tra storytelling autentico, personal branding e community marketing, questa nuova generazione di leader d’impresa sta cambiando il modo di fare business, fidelizzando clienti e creando nuove opportunità commerciali.
Imprenditori-influencer: chi sono e come funzionano
Negli ultimi anni una nuova figura ha iniziato a emergere nel panorama economico italiano: l’imprenditore-influencer. Non più soltanto manager riservati che comunicano attraverso bilanci e comunicati stampa, ma volti riconoscibili, capaci di raccontare la propria azienda direttamente dalle piattaforme social. Una trasformazione che, almeno in Italia, sembrava improbabile fino a poco tempo fa. E invece oggi moltissimi imprenditori — da quelli dell’alimentare alla moda, dal tech all’immobiliare — hanno scoperto che mostrare il proprio quotidiano professionale può rivelarsi una leva di business sorprendentemente potente.
Il fenomeno nasce da una considerazione semplice: la fiducia si costruisce meglio quando c’è un volto, una voce, una storia personale da seguire. I social offrono proprio questo. I nuovi imprenditori-creators non parlano in modo patinato o istituzionale: spiegano processi, mostrano retroscena, condividono successi e fallimenti, parlano direttamente ai clienti potenziali. È un linguaggio più vicino, più umano, più credibile.
5 esempi italiani di imprenditori diventati influencer
Ecco cinque casi reali di italiani che hanno saputo sfruttare con successo la visibilità sul web per rafforzare il proprio business:
Salvatore Aranzulla — dal “geek umile” all’impero digitale

Aranzulla ha iniziato giovanissimo come blogger informatico, offrendo guide semplici e comprensibili a chiunque — dalle basi del PC ai problemi di phishing o configurazione. Il suo sito, Aranzulla.it, è diventato uno dei portali tech più visitati d’Italia. Wikipedia+2amalthea.it+2
Grazie a una strategia di content marketing costante e molto curata (SEO, semplicità, presenza online), Aranzulla ha trasformato la sua reputazione digitale in un business concreto: banner pubblicitari, affiliate marketing, eventi formativi. Wikipedia+1
Per molti utenti “la guida di fiducia” significa immediatezza, semplicità, chiarezza — e questa fiducia si traduce in traffico, in visibilità, in ricavi.
Samantha De Reviziis — moda, sostenibilità e personal brand come motore di business

Samantha De Reviziis è un’imprenditrice attiva nel settore moda e pellicceria, fondatrice di diverse realtà — tra cui Instasamy, una digital agency con focus su e-commerce e comunicazione. Wikipedia+2samanthadereviziis.com+2
Attraverso un uso attivo dei social, con contenuti che uniscono stile personale, moda e “dietro le quinte” dell’industria — storytelling autentico, attenzione alla sostenibilità e alla comunicazione internazionale — è riuscita a costruire un brand personale forte e riconoscibile, che sostiene e promuove le sue attività imprenditoriali. Wikipedia+1
Il risultato: una comunità di follower che non è solo fan della sua estetica, ma potenziali clienti, partner, stakeholder — un pubblico che acquista, collabora, si interessa all’evoluzione dei suoi progetti.
Gianluca Vacchi — lifestyle, imprenditoria e brand personale “globale”

Pur non essendo un “imprenditore tradizionale di startup”, Vacchi rappresenta un caso paradigmatico di come il lifestyle imprenditoriale sul social possa diventare un marchio in sé. Con milioni di follower su Instagram, ha sfruttato la sua immagine pubblica — lusso, viaggi, libertà, auto-imprenditorialità — per consolidare la propria rete di contatti, investimenti e progetti. trustbusiness.it+1
In questo senso, il suo profilo personale diventa un “canale di comunicazione diretta” con potenziali investitori, partner e clienti — una vetrina di brand identity personale, che nel mondo moderno vale come (e spesso più di) una comunicazione aziendale tradizionale.
Alessandro Benetton — imprenditore, investitore e voce autorevole online

Tra i top imprenditori attivi nel panorama “business + social presence” in Italia figura Alessandro Benetton — volto noto degli investimenti, del venture capital e dell’imprenditoria di respiro internazionale. Favikon
Anche se non “influencer” nel senso popolare del termine, la sua reputazione, i suoi post, le sue interviste e riflessioni condivise online offrono un esempio di “personal branding istituzionale”: un modo per associare il proprio nome a competenza, autorevolezza e visione strategica, e rendere visibili idee, progetti e scelte imprenditoriali a un pubblico molto più ampio. Questo tipo di visibilità può avvicinare investitori, talenti, partner e dare una spinta significativa ai suoi business.
Marcello Ascani — da creator a imprenditore del marketing digitale

Tra i “creator diventati imprenditori” citati recentemente come “fuoriclasse del web”, Marcello Ascani appare come esempio di come la visibilità, il talento nel comunicare e un buon uso dei social possano tradursi in un’agenzia vera e propria. Fortune Italia
Ascani ha fondato un’agenzia di influencer marketing — FlatMates — che ha raggiunto un fatturato di oltre 3 milioni. Fortune Italia
Il passaggio da “volto sui social” a “imprenditore del digitale” mostra chiaramente che l’influencer-economy non è solo “like e follower”, ma può diventare un modello di business strutturato, con dipendenti, clienti, progetti reali.
Perché questa strategia “funziona”
Questa strategia non porta solo like, ma risultati commerciali misurabili. La credibilità dell’imprenditore genera un effetto di trascinamento sul brand: la community tende a fidarsi di chi sa spiegare quello che fa, e quindi è più propensa a scegliere i prodotti o i servizi dell’azienda. Molte imprese hanno registrato incrementi nelle vendite online, aumento delle richieste di preventivi e un miglioramento del valore percepito del marchio proprio grazie alla visibilità del fondatore.
Anche il recruitment ne beneficia. Sempre più giovani talenti scelgono di candidarsi presso aziende guidate da figure carismatiche e trasparenti, capaci di comunicare una cultura aziendale solida e coinvolgente. I social diventano così non solo piattaforma di marketing, ma anche un’estensione dell’employer branding.
Un altro aspetto decisivo è la democratizzazione dell’accesso ai media. In passato, per ottenere visibilità, un imprenditore doveva affidarsi ai giornali o alle trasmissioni televisive. Oggi, invece, può costruire un proprio canale editoriale, aggiornandolo quotidianamente e raggiungendo un pubblico mirato. Questo ribalta completamente i rapporti di forza, perché permette alle piccole e medie imprese di competere, almeno in termini comunicativi, con i grandi player del mercato.
Ovviamente, diventare imprenditori-influencer non significa improvvisarsi intrattenitori. La differenza la fa la capacità di offrire valore: contenuti pratici, narrazioni genuine, approfondimenti su temi di settore. L’autenticità è la nuova moneta. Chi cerca solo visibilità viene rapidamente percepito come poco credibile; chi invece condivide esperienza reale conquista attenzione stabile.
Verso il futuro: un nuovo modello di leadership
Il futuro sembra muoversi chiaramente in questa direzione. Le nuove generazioni di imprenditori italiani stanno comprendendo che l’immagine digitale non è un accessorio, ma un pilastro strategico del business contemporaneo. Raccontarsi non è più un rischio, ma un’opportunità. E chi saprà farlo con coerenza — e un po’ di coraggio — avrà un vantaggio competitivo che i tradizionali piani marketing non sono più in grado di garantire da soli.
In definitiva, gli imprenditori-influencer rappresentano una nuova forma di leadership: visibile, accessibile, partecipata. Una leadership che parla il linguaggio dei social, ma produce effetti molto concreti nell’economia reale. E che potrebbe diventare, nei prossimi anni, una delle chiavi di svolta per l’innovazione e la crescita del tessuto imprenditoriale italiano.